Jul 28
10:54:00.412 ▶▶ Permalink
Sono appena tornato da una serata pizza più passeggiata con amici. Come succede sempre, si è discettato al 50% di cazzatine e al 50% di cose serie. Per inciso: spesso arrivo a preferire il cazzeggio assoluto e puro semplicemente perchè i temi “seri” vengono liquidati con i luoghi comuni della serie “eh ma tanto ormai se sa che è tutto un magna magna” eliminando anche il semplice gusto di usare il cervello per analizzare una qualsiasi situazione.
HariSeldon (che forse anche se è “solo” un commento vale la pena di leggere tutto, visto che il cervello lui lo usa eccome!)
10:57:45.415 ▶▶ Permalink
Questa è una lezione che ho imparato e ho ricordato per tutta la vita: quando fai qualcosa di sbagliato e nessuno si prende la briga di dirti qualcosa, significa che è meglio cambiare aria.
R. Pausch via Alessandro Gilioli, dielle (che quoto tutti quanti tutta la vita!)
11:08:27.422 ▶▶ Permalink
Esiste un genere di funghi, Cordyceps, che parassitano insetti e altri artropodi mentre sono vivi. Ma non finisce qui. Questi funghi sono capaci di cambiare il comportamento dei loro ospiti di modo che possano avvantaggiare la sporazione e quindi la propria riproduzione. Infettano aree del cervello degli insetti di modo che facciano le cose che vogliono far loro!! L’esempio classico è quello del Cordyceps Unilateralis, un fungo che infetta alcune specie di formiche. Quando il fungo è pronto per la sporazione entra nel cervello della formica e la costringe ad arrampicarsi verso l’alto. Arrivata abbastanza in alto su un albero la formica infilza la propria mandibola su un ramo e rimane fissata lì. Nel frattempo il fungo cresce all’interno del suo corpo fino a che non esce fuori e poi esplode per disperdere nel vento le spore. Non solo ma spesso l’abitudine delle formiche di raccogliere le proprie compagne morte e portarle nel nido è in realtà una trappola, perché porta inevitabilmente l’intero formicaio ad essere infettato e a fare la stessa fine. [Ed io li conoscevo: ne lessi sul mio libro di biologia al liceo, e mi impressionarono tantissimo!]
Fabristol via hardcorejudas (con un paio di link aggiunti da me)
11:11:41.424 ▶▶ Permalink
hardcorejudas, florencio
Io conoscevo la versione italiana - che credo in inglese non renda tanto: “fermi tutti, ragazzi, siamo nella merda!”

hardcorejudas, florencio

Io conoscevo la versione italiana - che credo in inglese non renda tanto: “fermi tutti, ragazzi, siamo nella merda!”

11:28:35.436 ▶▶ Permalink
Women are doing it when they’re drunk and it seems like a fine idea not to use a condom. They consider themselves risk-takers by relying on the ‘pull and pray’ method, which more people seems to think is a valid form of birth control. [Sad but true!]
Age Six Magazine: “Generation Unsafe Sex” via ameliamagritte, siddman, sarahchristine
11:29:43.437 ▶▶ Permalink

vibrisse: the best cat video you will ever see

Concordo: non so in assoluto, ma certamente il più bello visto finora!

11:38:48.443 ▶▶ Permalink
Norma anti-precari. Governo diviso: chi è pro abolizione dell’obbligo di assunzione a tempo indeterminato e chi ha ordinato cappuccino e brioche.
16:23:55.641 ▶▶ Permalink

Mo'

Chiese lo zio bleiz…

Siccome che so che qui [ma non dico mica “qui” dove eh!] ci sono fior fior di personcine che se la cavano bene con la lingua, volevo chiederci a lor signori di risolvermi un dubbio, volevo: no, perché lo so che è dialettale, ma comunque se io voglio scrivere “mo’” nel senso di “ora” come che mi piace fare, va bene così con l’elisione come che ho sempre fatto, cioè è un’elisione? E se sì, di cosa, già che ci siamo? Oppure con l’accento? Dai, qual è quella corretta?

Rispose catastrofe

A rigore: mo’, con l’apostrofo, sta per “modo” e viene usato nell’espressione “a mo’ di” mentre nel senso di “ora” va con l’accento anche se, in diversi dizionari, viene segnalata pure la forma con l’apostrofo anche per quest’ultimo.

Rispose aitan

Il Dizionario Treccani attesta la voce mo e quella (che anch’io preferisco) con l’apostrofo che deriva comunque da ‘modo’ come il mo’ di a mo’ di. L’avverbio è oggi usato in tutto il sud Italia e anticamente doveva essere molto più diffuso. Dante nella Commedia ne fa un largo uso, normalmente senza né apostrofo né accento:

menava io li occhi per li gradi,
mo sù, mo giù e mo recirculando.
(Paradiso, XXXI)

colui che mo si consola con nanna
(Purgatorio, XXII)

Se tu pur mo in questo mondo cieco
caduto se’ di quella dolce terra
latina ond’io mia colpa tutta reco,
dimmi se Romagnuoli han pace o guerra
(Inferno, XXVII).

Rispose precisa come al solito zia mitì

Io uso mo’, sostantivo maschile invariato, forma apocopata di “modo” nelle locuzioni “a mo’ di”: a mo’ di esempio. Mo (senza accento e con l’accento fa lo stesso) è un avverbio temporale e si usa nel senso di “ora”: mo che sei arrivato, possiamo cominciare.

Rispose quel gran simpaticone di puscic

mò basta, che per un avverbio tutte ‘ste parole son fin troppe!

17:26:00.684 ▶▶ Permalink
[…] In Pisa my elder daughter became fascinated by all the people taking pictures of their friends holding up the leaning tower, or pushing it over […] which, when taken out of context, looked like some kind of mass-hallucination tai chi class. (via Cabinet of Wonders: The Art of Gesture in Tourist Italy, segnalato da maximalist)

[…] In Pisa my elder daughter became fascinated by all the people taking pictures of their friends holding up the leaning tower, or pushing it over […] which, when taken out of context, looked like some kind of mass-hallucination tai chi class. (via Cabinet of Wonders: The Art of Gesture in Tourist Italy, segnalato da maximalist)