Sep 11
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Storie di Vita Rimembrata: la Stecca

Che se la vita è rimembrata, il momento è amarcord. Ma se è rimembrata è anche vissuta. O lo era stata in precendenza, ed io è da mesi che voglio scriverne. Solo che siccome mi riduco sempre all’ultimo, forse non vi dedicherò che poche righe, e forse sarà meglio…

Non ricordo che giorno fosse di preciso, anche se scartabellando un po’ fra sms, log di IM e mail probabilmente potrei trovarlo: credo la prima settimana di aprile. Iniziavo appena a zoppicare: quella sera stessa mi capitò di utilizzare istintivamente l’ombrello come bastone - e di romperlo malamente, ché mica era quello l’uso per cui era stato costruito, neh! Ma tutto ciò avvenne parecchio sul tardi, mentre la nostra storia, cari bimbi, inizia molto prima!

Ci eravamo dati appuntamento con la Ros, i “genitori” e altri per un “ape” all’Isola, il quartiere di Milano dove rimane ancora un po’ di vivibilità e di spazio per intelligenze creative non imbrigliate negli schemi della “città da bere” ed iniziative culturali a misura di persona… E il tutto a cinque minuti dal bausciame di C.so Como!

Praticamente la scusa era l’inaugurazione di un nuovo negozietto “nel cortile del Frida e poi a dire il vero è saltato fuori che il negozietto stesso è del Frida (per come l’ho capita io…) e l’ape l’abbiamo fatto nel cortile, fra il rinfresco per l’inaugurazione e le robe servite normalmente nel locale; per cui meno male per il primo poiché è d’uopo precisare che lì l’aperitivo fa piuttosto schifo, per quelli che sono gli standard meneghini e non solo!

In realtà con quel posto c’ho un rapporto ambivalente: alcune cose mi piacciono, altre meno; l’assenzio (legale, eh!) che servono, ad esempio, mi garba parecchio! Per essere onesto, la verità è che andavo sempre dicendo che il Frida mi sta sulle palle. Eppure i venerdì sera spesso finivamo lì. E non è che mi lamentassi… Come può essere?!? Ah, che fosse per via dell’assenzio? Morale: facciamola breve… ci ho fatto persino la festa di laurea! Non male, per un posto che ti sta sulle palle!! Il fatto è, semplicemente, che era un po’ l’unico locale (che io conoscessi e tutto sommato apprezzassi) che potesse accordarsi ai discordanti gusti dell’eterogeneo gruppo di persone che volevo festeggiasse con me!

Ma insomma, è del Frida che voglio parlare? No, non proprio, ma ormai l’indicatore sul quadrante dell’amarcord è a fondo scala! È chiaro che sto parlando di luoghi a me cari: precisamente ricordo tanti venerdì o sabati sara trascorsi da quelle parti, anzi, quasi in pellegrinaggio fra la Stecca, il Frida, e la Pergola. Beninteso: ciascuno coi suoi tempi, le sue… “atmosfere” e le sue caratteristiche!

Caratteristica precipua della  Stecca, attualmente, è di non esserci più! Me l’hanno buttato giù, bastardi!! Chi?!? Mah, decisamente gli stilisti, almeno inizialmente.

La Stecca, abbreviazione di Stecca degli Artigiani, era una centenaria fabbrica residuo del passato industriale di Milano, posta fra i due giardini di Via Confalonieri, proprio al centro dell’Isola. Abbandonata fino agli anni ’80, fu poi occupata da un gruppo di artisti, tra cui Stefano Arienti, per mostre temporanee. L’area divenne sede di riqualificazione spontanea, coi giardini e gli spazi interni all’edificio riconquistati dalle macerie e dallo stato di abbandono, grazie agli sforzi congiunti di comitati di quartiere ed associazioni varie. Vi si insediarono artigiani, artisti e associazioni culturali che avviarono il recupero degli spazi abbandonati attraverso forme creative di attivazione e coinvolgimento del quartiere, finché non divenne sede di diversi progetti di ogni genere. Per chi, come me, l’ha conosciuta soprattutto dal punto di vista del tempo libero, era uno spazio autenticamente multietnico, caratterizzato da più di un baretto autogestito, dove ci si poteva bere una birra o un cocktail al prezzo a cui una birra o un cocktail dovrebbero costare, ed intanto godersi magari una mostra d’arte. Per non parlare delle iniziative culturali di ogni genere che vi si svolgevano, come certe rassegne di musica sperimentale che ricordo ancor oggi, e che erano quanto mai appropriate al posto.

Gli stilisti, dicevo: ora, questo posto è stato demolito, con la scusa del degrado, per far spazio ad un mostro di idiozia & denaro chiamato “Città della moda.” In realtà ho saputo che quest’ultimo progetto è saltato, ma fatto sta che di quel luogo, di quell’angolo di vivibilità non rimangono che rovine e macerie: sacrificato alle esigenze della speculazione edilizia ed immobiliare, che vi vedrà sorgere -sotto l’ipocrita etichetta di “riqualificazione”- dei nuovi palazzoni, ad uso e consumo di ricconi pronti a vendere ed affittare appartamenti e uffici…

Così, la sera dell’ape, sceso alla fermata di Gioia della metropolitana, mentre per raggiungere gli altri percorrevo il marciapiede a me familiare, per esservi passato tante volte, di via Confalonieri, man mano che mi avvicinavo a quella che sapevo essere stata la Stecca, a quella che già da tempo sapevo non essere più la Stecca, sempre più l’astratto “sapere” lasciava il posto ad un dolorosamente concreto “constatare” cui qualsiasi consapevolezza del mondo non può prepararti: di fronte al vuoto ed alla bruttura delle quattro macerie che hanno lasciato, senti quasi che tutti i pezzi della tua vita che qui sopra ricordavo con nostalgia, quelli trascorsi fra di esse quando ancora macerie non erano bensì muri, e spazi, e luoghi permeati di vita e persone, sono similmente ridotti in frantumi e buttati lì a sfregio.

Sì: è senza la minima retorica che affermo di aver provato un groppo alla gola, che si rinnova tutt’ora -che dovrei anche avere problemi ben più gravi- e che a quanto pare è stato condiviso da tutti quelli che l’avevano vissuto, quel posto, al solo passare accanto alle rovine.

Ed ora, poiché non ci si può rattristire per sempre, forse dovrei dire dell’ape, degli amici, della loro bimba, del negozietto e delle cose esposte, delle chiacchiere, dell’ombrello dapprima dimenticato e poi recuperato, del prosieguo della serata, di come fossi effettivamente dietro la stazione di Lambrate, quando poi l’ombrello si ruppe, di come infine tanto per cambiare raggiunsi il Sud, con l’ombrello rotto e tutto! Forse dovrei, ma avevo iniziato affermando che forse non mi sarei dilungato, ed invece mi sa che ci sono riuscito anche questa volta, per cui forse è meglio finirla qua, forse!

0:58:00.998 ▶▶ Permalink
Foto: Karl Louis. (via BUNDABLOG)

Foto: Karl Louis. (via BUNDABLOG)

12:50:30.493 ▶▶ Permalink
A.A.A. Azienda di famigghia di primaria grandizza, assume con contratto fimmato a sangue tutti gli esubberi Alitalia. Diamo certezza di stipendio come mai u vidisti, possibbilità di carriera e un ambiente sano e di accoglienza finoacchè non rrompi i cabbasisi. Sono rrichieste: - disponibbilità a volare assai con pacchetti dono da portare diqquì allì senza fare domande - […] Poi dopo potete anche dire che iè un altro grande successo del governo Bellusconi, non mi offendo, anzi.
13:01:01.500 ▶▶ Permalink
A mia non piacciono cuelli che fanno minacce da quaqquaraqquà cheppoi non ci dai due lire pecché non ci puoi fare chiù fidamento come masculi da cacazzo. […] Dalle parti mie tiene più ficacia se ti dico: domani ti abbrucio u negozzio […] Meno ficacia se ti dicissi: pigghio cingue neutroni e ci faccio fare un vivamaria che dumani finisci con tutta la tua famigghia in un puttuso di culo di buco nero dove cè l’antimateria. Iè quivalente addire: con un pirito rriuscito ti faccio sciddicare all’inferno pessempre. […] Ma pecchè non pigghiamo a tutti chisti scenziati dalla testa fina e ci facciamo conoscere unpò di materia seria tipochè li facciamo trasire pessempre nel buco nero di un pilone dell’autostrata salennoreggiocalabbria?
13:05:06.503 ▶▶ Permalink
Air Force Airman 1st Class Jamileth F. Maxwell has graduated from basic military training at Lackland Air Force Base, […] Maxwell is the daughter of Hector Maxwell of W. Ninth Ave., Hialeah, Fla., and Cecilia Maxwell of Blazar Way, San Antonio, Texas. (via BMTGRAD.COM)

Air Force Airman 1st Class Jamileth F. Maxwell has graduated from basic military training at Lackland Air Force Base, […] Maxwell is the daughter of Hector Maxwell of W. Ninth Ave., Hialeah, Fla., and Cecilia Maxwell of Blazar Way, San Antonio, Texas. (via BMTGRAD.COM)

13:10:14.507 ▶▶ Permalink

Escape From New York - “Call Me Snake” (thx HariSeldon: indimenticabile!)

13:16:00.511 ▶▶ Permalink

Pino Campagna - I dialetti pugliesi

Dedicato alla mia amica fieramente garganica preferita! Una che parla arabo, posso confermare!!

13:18:48.513 ▶▶ Permalink
Il CERN, grazie all’accelleratore di particelle più potente al mondo, sta cercando di riprodurre la potenza emessa da un singolo calcio rotante di Chuck Norris. Inutilmente.
13:29:16.520 ▶▶ Permalink
Questo blog si prende una pausa di riflessione. Deve ritrovare se stesso, il senso della vita, il senso dell’aceto balsamico sulle fragole e dello scioglimento dei ghiacci al Polo Nord. Questo blog tornerà ad essere operativo quanto prima e soprattutto quando verrà rilasciato l’ultimo nano da giardino come da richiesta del MALAG. Ci vediamo presto. O forse, un po’ più in là.
Giustifica firmata « Coffee Please! (Bellissimo meta-post, complimenti!)
13:37:29.526 ▶▶ Permalink
Sono un modello di virtù, potrei dare tante dritte a Gesù Cristo, a San Francesco o addirittura, senza falsa modestia, a Silvio in persona. [Eh, no eh! Caro Hari: a quegli altri due personaggi minori ci posso anche credere, ma a silvio no!]
HariSeldon via mail
14:19:48.555 ▶▶ Permalink
I Have A Dream
WASHINGTON, D.C.—At the climax of his “I Have A Dream” speech, Martin Luther King Jr. raises his arm on the steps of the Lincoln Memorial and calls out for deliverance with the electrifying words of an old Negro spiritual hymn, “Free at last! Free at last! Thank God Almighty, we are free at last!” 1963. (via Photos that Changed the World)

I Have A Dream

WASHINGTON, D.C.—At the climax of his “I Have A Dream” speech, Martin Luther King Jr. raises his arm on the steps of the Lincoln Memorial and calls out for deliverance with the electrifying words of an old Negro spiritual hymn, “Free at last! Free at last! Thank God Almighty, we are free at last!” 1963. (via Photos that Changed the World)

14:24:27.558 ▶▶ Permalink
Earthrise
The late adventure photographer Galen Rowell called it “the most influential environmental photograph ever taken.” Captured on Christmas Eve, 1968, near the end of one of the most tumultuous years the U.S. had ever known, the Earthrise photograph inspired contemplation of our fragile existence and our place in the cosmos. For years, Frank Borman and Bill Anders of the Apollo 8 mission each thought that he was the one who took the picture. An investigation of two rolls of film seemed to prove Borman had taken an earlier, black-and-white frame, and the iconic color photograph, which later graced a U.S. postage stamp and several book covers, was by Anders. (via Photos that Changed the World)

Earthrise

The late adventure photographer Galen Rowell called it “the most influential environmental photograph ever taken.” Captured on Christmas Eve, 1968, near the end of one of the most tumultuous years the U.S. had ever known, the Earthrise photograph inspired contemplation of our fragile existence and our place in the cosmos. For years, Frank Borman and Bill Anders of the Apollo 8 mission each thought that he was the one who took the picture. An investigation of two rolls of film seemed to prove Borman had taken an earlier, black-and-white frame, and the iconic color photograph, which later graced a U.S. postage stamp and several book covers, was by Anders. (via Photos that Changed the World)

14:29:31.562 ▶▶ Permalink
Nagasaki Mushroom Cloud 
This is the picture of the “mushroom cloud” showing the enormous quantity of energy released. The first atomic bomb was released on August 6 in Hiroshima (Japan) and killed about 80,000 people. On August 9 another bomb was released above Nagasaki. The effects of the second bomb were even more devastating - 150,000 people were killed or injured. But the powerful wind, the extremely high temperature and radiation caused enormous long term damage. (via Photos that Changed the World)

Nagasaki Mushroom Cloud

This is the picture of the “mushroom cloud” showing the enormous quantity of energy released. The first atomic bomb was released on August 6 in Hiroshima (Japan) and killed about 80,000 people. On August 9 another bomb was released above Nagasaki. The effects of the second bomb were even more devastating - 150,000 people were killed or injured. But the powerful wind, the extremely high temperature and radiation caused enormous long term damage. (via Photos that Changed the World)

14:44:00.572 ▶▶ Permalink
Secondo te, dopo l’inaugurazione [dell’LHC] faranno il pranzo seduti oppure a buffet? Madò, immagina che super servizio di catering! [Ema, K, altri cernioti che mi seguono (se ve ne sono!) Voi che eravate lì… cosa rispondete?!?]
— La mamma della Vipera (che mi piace una cifra, come ragiona! - Enfasi e link aggiunti da me.)
20:25:02.809 ▶▶ Permalink

Undicisettembre

Usti! Con ‘sta storia dei buchi neri quasi non mi ero accorto che anche quest’anno è arrivato l’undici settembre: credo che sia consuetudine scrivere almeno un post nel proprio blog sull’undici settembre. O sbaglio? Solo che io non ce l’avevo mai avuto un blog, e di conseguenza non avevo mai consuetudinato; per cui penso che posso rimediare adesso - e non per fare il disfattista ab initio ma credo che raramente il verbo “rimediare” sia stato utilizzato più a sproposito che in questa frase… Ma per l’appunto: cosa scrivo sull’undici settembre? Io manco ero nato quando successe quell’immane disgrazia! Tuttavia, siccome va di moda parlare anche di quell’altro undici settembre se non faccio i conti errati sarebbe pure il settimo anniversario, il che vuol dire… un cazzo di niente! Però facciamo finta che lo voglia dire e partiamo con ‘sto pezzo una buona volta, suvvia!

L’undici settembre 2001 ricordo benissimo cosa facevo: se la matematica non è un’opinione, era il mio ottavo giorno di servizio civile; i tempi erano abbastanza rilassati e non me la passavo troppo male: nel pomeriggio me ne andavo in università dai ragazzi del laboratorio - faccio presente che a casa avevo un 56K all’epoca, e ce l’ho avuto fino all’altroieri… Quel giorno feci tempo a sedermi davanti ad una macchina e far partire il browser, giusto per… verificare che non andava un cazzo! Ohibò, che novità è mai questa? “Un aereo s’è schiantato contro le torri gemelle” dice qualcuno… E s’appronta l’unità di crisi: per la precisione, il “nostro” (mi ci metto dentro anche se io in realtà non ero che l’ultimo degli stronzi!) sistema televisivo… una scheda tv e un videoproiettore, eh! gloriosamente allestito per trasmettere nientepopodimeno che i Simpson-micacazzi™ viene riconvertito per mandare in diretta le immagini del… [l’autore di questo blog al solo rimembrarlo sta provando a distanza di anni dolori di stomaco, coliche, conati di vomito: mi si sostenga moralmente, orsù!] tg4 di emilio fede! Son cose che fanno male, ma vanno dette…

Inizia ad essere chiaro che si tratta di attacchi terroristici… E manco a dirlo, la rete non va proprio… Sono forse egoista? Mah, magari un tantinello sì. Niente da fare: un pomeriggio non proficuo dal punto di vista telematicuzzo, anzi, proprio perso! Ed una grande notizia: perché non ci voleva un genio per avere la certezza che da lì in poi, qualsiasi cosa fosse successa realmente, ce li avrebbero sfrantati oltre ogni misura con “l’undici settembre.” E poi… vabbe’, visto che tutto sommato non siamo così cinici come talora vorremmo far credere, il pensiero di tutte quelle vittime! Mentre mi dirigevo verso la fermata del 23, il rumore di un aereo, alto nel cielo: e lo sguardo che va a seguirlo… non per dire, ma si sa mai… Ed infine a casa della mia ragazza all’epoca, e tante cose da raccontare: l’unico dettaglio che ricordo è che lei non comprese subito la portata di ciò che era successo! Del resto son sicuro che successivamente ne fu emotivamente coinvolta ben più di me…

Che altro dire sull’undicisettembretuttoattaccato? Si potrebbe raccontare del disegno american-retorico-commemorativo di R. e di come finì a terra sotto gli impietosi colpi di mocio vileda di ‘Ziz… Ma sarebbe in topic? Naaah! Più che altro per quanto fosse un evento spiscioso, non potrebbe risultarlo altrettanto se raccontato; bisognava essere lì. (Lì dove? Un giorno ve lo spiegherò…) Niente: lo zio bleiz si è tolto un sassolino dalla scarpa, ma non ha altro da dire su questo argomento. Passiamo oltre!

23:26:34.935 ▶▶ Permalink
Ecco cos’è il governo. Una ghenga di trafficoni annodati gli uni con gli altri, che se ne strafrega della gente e pensa solo a vendersi come meglio può! Puah! (Paz via webgol - attualissimo!)

Ecco cos’è il governo. Una ghenga di trafficoni annodati gli uni con gli altri, che se ne strafrega della gente e pensa solo a vendersi come meglio può! Puah! (Paz via webgol - attualissimo!)

23:41:00.945 ▶▶ Permalink
Foto: Niko Guido. (via BUNDABLOG)

Foto: Niko Guido. (via BUNDABLOG)