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Dev’essere una mania tutta italiana, questa che associa la nudità al “peccato carnale.” Secondo questa mentalità un corpo nudo è, di per sé e indipendentemente da quello che fa, strumento di desiderio e di seduzione e come tale dev’essere censurato e nascosto. Non è contemplato che uno possa essere nudo e basta e che la visione di un cazzo ciondolante non susciti necessariamente una reazione pavloviana negli omosessuali - perché, che lo si ammetta o no, è soprattutto questo il gruppo sospettato di tanta lascivia: del resto, in uno spogliatoio solo maschile non c’è il rischio che vi siano delle donne, con una sensibilità particolare da tutelare. Sotto sotto, forse, c’è anche il timore che l’occasione, oltre che fare l’uomo ladro, lo faccia anche un po’ frocio. [Ma neanche troppo, visto come qualche benpensante per una serie di foto ritraenti culi femminili chiaramente intesa come adorante tributo alla bellezza degli stessi, è giunto a darmi: del maschilista, del mercificatore del corpo femminile, e… huh, fammi ricordare… beh, uno che fa sentire le donne usate ed abusate come se fossero carne da macelleria, e qualche altra mezza dozzina di cazzate del genere. Perciò l’idiobigottismo è a tutti gli effetti bisex (ed anche omosex) sia fra chi lo agisce che fra chi lo subisce!]
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