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Gli assassini di Abdul dopo averlo rincorso al grido di sporco negro e averlo ucciso a sprangate hanno dichiarato di non essere razzisti. Nei Paesi civili queste persone fanno parte del sottoproletariato urbano, e le loro idee sono una reazione all´emarginazione culturale che devono subire e soffocare nell´alcol. […] La vera anomalia italiana è questa. Se in ambienti elitari […] si respira un´aria europea, laica, antirazzista, antiomofoba, nella provincia non si toccano i livelli di razzismo delle periferie delle metropoli europee, ma si rimane a un penoso livello intermedio intriso di provincialismo bigotto. Emblematico il caso di Daniel, nigeriano, licenziato dalla Vismara. Dopo insulti razzisti, scherzi da caserma, finalmente trova il coraggio di denunciare e viene licenziato. Passino i colleghi padani parigrado, ma che dire del capo del personale e coloro i quali hanno deciso per il licenziamento? Questa è la classe dirigente italiana. Dei fighetti di provincia vestiti da «alla domenica andando alla Messa» che vogliono sfidare la globalizzazione al grido di «mogli e buoi e paesi tuoi,» con le solite batuttine su froci, negri e zingari, a cavallo di un SUV.
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