[…] Nella stessa accezione di oggetto vecchio e fuori uso cattanaj è registrato mezzo secolo dopo dall’ Angiolini. Ma non è frequente fra gli scrittori lombardi, che preferiscono «barlafus». Vi rinvia anche il Cherubini, che registra la parola nella doppia accezione di «masserizia», «ciarpame», ma anche di «uomo a casaccio», cioè di sciocco, negligente, arruffone: «te set on barlafus!». Nel significato di «cianfrusaglia», «barlafus» lo ritroviamo fin dal Seicento in Carlo Maria Maggi, che se ne serve per satireggiare gli artifici con cui certe madri studiano di far apparire belle le proprie figlie: «Con tanti barlafus, e tant consciai / faen mangià par lasagn finna i strivaij» (cioè rifilano come fossero lasagne perfino gli stivali). Sempre il Maggi aggiunge un’ altra voce a questa catena degli oggetti desueti e di poco conto: «boltrigh». La introduce nei versi che accompagnano un involto di vecchie cose inviate alla figlia monaca che sta allestendo una mascherata di Carnevale: «Barlafus e boltrigh; ma brutt o bij / fei scusà par la vosta mascarà». «Boltrigh» introduce il significato della «magagna», del «difetto», perfino del «vizio». È infatti sinonimo di «bolgira» e di «bozzera», voci con cui scadiamo però nello scurrile, nei pressi del toscano «buggerare» […]
Grazie al solito HariSeldon che in seguito ad una discussione privata ha trovato il link, dimostrando di essere più bravo a googlare di me!