Oct 03
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Il problema dichiarato [del ddl Carfagna] è “pulire le strade.” E al contempo, chiarire che cosa è sporcizia, impudicizia, indecenza: i nostri corpi esposti. I nostri corpi disponibili. I seni, le gambe, i piedi fasciati da stivali e scarpe che ci slanciano la silhouette. […] Per il Pride abbiamo prodotto un bollino, “anche io sono una puttana,” riprendendo una spilletta prodotta da un collettivo di donne catalane. Ci piaceva questo slogan perché dava visibilità alla consapevolezza delle lavoratrici del sesso, al loro orgoglio di essere tali e al loro deciso rifiuto della “vergogna” comunemente associata al mestiere. […] al contempo, quello che ci affascinava, era il fatto di poter portare addosso quell’epiteto che ancora oggi -tutte le donne sanno- corrisponde ad un’offesa. “Puttana,” ben lungi da designare una professione, è innanzitutto qualcuna che “la dà via.” Il sottotesto, ci fosse bisogno di spiegarlo, è che la cosa peggiore che una donna può fare, è avere una vita sessuale di cui disporre liberamente. […] Nel momento in cui per legge il modo di riconoscere una prostituta per sanzionarla è codificare il suo look, beh, allora rendiamo esplicito questo criterio. Costruiamo delle “puttane modulari,” sezioniamo al millimetro i nostri corpi, spezzettiamoli come fa la legge, smontiamoli come un puzzle, come un rebus da decifrare. Il nostro corpo è il luogo del delitto, i nostri seni e le nostre gambe esposte sono gli indizi: o tutte, o nessuna!
Femminismo a Sud (bentornate!)
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