Oct 18
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Sessualità e modi di dire...

Da un vecchio commento, che ho deciso di salvare dall’obìo


Scrive HardCoreJudas - con enfasi aggiunta da me:

Così soprattutto gli omosessuali, rafforzando le chiese con il loro contributo prima di tutto numerico, se la prendono due volte nel culo; d’altra parte l’esperienza li avvantaggia.

Mi fa sorgere spontanea la seguente domanda - che parafraso qui cercando di porla in forma impersonale:

[Mi pongo] una domanda, […] È puramente semantica: non si avverte una dicotomia fra l’uso popolare di modi di dire a vario titolo associati alla sessualità anale, in accezione negativa, e l’accezione positiva che sicuramente [gente come me ed HCJ, ciascuno a modo suo, attribuisce] alle stesse espressioni, se intese in senso letterale? Io me lo sono domandato spesso, e talora mi sento a disagio: sono eterosessuale, ma ho la più alta considerazione del sesso anale, che per me significa un momento molto intimo e a modo suo amorevole -oltre che fisicamente piacevole- fra un uomo e una donna. Eppure nella mentalità popolare queste pratiche sono ancora associate all’idea dell’umiliazione per il partner ricevente -nella penetrazione- e quella di dominazione per [quello “attivo”] (Il porno mainstream contemporaneo non aiuta, in questo senso.) Io ammetto che ci possa essere anche questa componente psicologica e che possa far parte del ludus erotico fra due adulti consenzienti: ma a maggior ragione si tratta di piacere, e il piacere -se è sano, come in questo caso- è moralmente lecito. Similmente, anche i rapporti analinguali sono associati ad un’idea negativa: personalmente, se lo faccio, è solo ed unicamente per piacer mio e della mia partner, e non vedo alcuna differenza col cunnilingus. Eppure anch’io mi riferisco sempre a “prenderlo nel culo e “leccare il culo” (con tutte le possibilmente argute metafore del caso) come a due cose particolarmente negative…

Se poi qualcuno si stupisce di questa riflessione, dovrebbe leggere certe twittate

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