Album di famiglia: al 23 il forno, al 21 la casa, dietro la casa, il vicolo dove furono fatte sparire in tutta fretta vestiti, armi e munizioni quando arrivarono i tedeschi a cercare un gruppetto di resistenti che venne mimetizzato tra gli operai del forno. Il fornaio mio nonno, la bambina di un anno, mia madre.
Data in Bologna, tra Piazza Maggiore e Piazza Malpighi, autunno ‘43.
Prima del 1994, la celebrazione della fine del nazifascismo era qualcosa di assolutamente scontato, da festeggiare con proiezioni di film neorealisti ed esecuzioni di cori alpini; l’ascesa al potere di Berlusconi trasformò questa festa in qualcosa di imbarazzante. Vi proponiamo alcuni spezzoni del TG4 di Emilio Fede, che commenta il corteo milanese del 25 aprile 1994, un mese dopo la prima vittoria di Forza Italia alle elezioni politiche. Nemmeno una parola sulla Resistenza: il buon Emilio presenta questa pacifica manifestazione come una crudele orgia di bolscevichi, dove l’unica vittima della brutalità dittatoriale sembra il povero Umberto Bossi, che sfilando per le strade di Milano si becca qualche sonoro “Vaffanculo” e “Vai in galera”. Fortuna che la polizia protegge le delicate orecchiette del leader della Lega Nord, non avvezze al turpiloquio. (via trashopolis: Il 25 aprile di Emilio Fede)
Per quei buffoni che pensano che questa canzone possa dividere. (via 25 aprile 2008 | anonimo italiano)