Feb 01
9:21:00.389 ▶▶ Permalink
E così ho portato il gatto dalla veterinaria, che fra sei ore gli restituirà le palle in un vasetto, con l’etichetta AMARCORD.
lea » Il grande giorno via phonkmeister (questa è per te, Titti!)
Apr 05
14:41:00.570 ▶▶ Permalink
Apr 08
12:06:00.462 ▶▶ Permalink
Ho trascorso la domenica mattina a inscatolare vecchie foto, lettere e ricordi, e a distruggerne un po’. Ogni anno distruggo una parte di ciò che è scampato alla distruzione dell’anno prima. Fortunatamente alla fine del secolo scorso è subentrato il digitale. I ricordi digitali se ne stanno buoni buoni su un disco, e non spuntano fuori all’improvviso quando cerchi un libro o qualcosa in un cassetto.
Maxim
Jun 08
10:50:00.409 ▶▶ Permalink

Storie di vita vissuta: marcoa

Chi è marcoa? Semplice: uno stronzo! Ovviamente questo è un mio giudizio soggettivo, ma è anche condiviso da tutti quelli che conosco. È altrettanto ovvio che le relazioni sociali sono cellulari e persino il soggetto in questione avrà una cerchia di amici in cui è tenuto in gran conto. Certo che, conoscendolo, è davvero difficile crederlo…

Premessa

Marcoa, con quel suo sorrisetto murino, ha un modo di porsi tipico di ogni stronzo: prima di tutto è un saputello. Secondo, lui sta una spanna sopra tutti gli altri. Abbiamo avuto la sfortuna di avere a che fare con lui in un laboratorio universitario sul cui cluster di macchine il soggetto ha un account. Lo stronzetto all’epoca doveva avere qualche minima esperienza di Linux sufficiente a farlo sentire più o meno all’altezza di RMS. Un giorno scopre che non riesce ad usare il comando locate. Come ogni stronzo che si rispetti, marcoa non chiede con cortesia come mai si verifichi tale circostanza, ma scrive allo staff:

gentilmente qualcuno (detentore della password di root) riesce a trovare un poco di tempo per digitare “updatedb”, poiche’ non funziona locate.

magari un giorno al corso ci potete spiegare perche’ queste operazioni non sono automatizzate.

Simpatico come un dito insabbiato nel culo, neh? Poiché nello staff c’erano alcune persone dotate di parecchio autocontrollo, una di loro ha resistito in qualche modo alla tentazione di mandarlo a fanculo ed ha risposto gentilmente:

man find

locate crea piu’ problemi che altro e se non mi ricordo male e’ disabilitato volontariamente (almeno lo era ai tempi).

Qualcuno di meno accomodante, invece, ha risposto:

non penso che ti spieghero’ mai perche’, e se fossi solo io a decidere del tuo account te lo avrei gia’ tolto (e ho la pwd di root).

> grazie
> ciao

e un grazie che scrivi forse in automatico a fine mail non basta…

Potete immaginare l’ulteriore risposta del marcoa? Come ogni stronzo che rispetti, si sente al centro di una cospirazione ai propri danni; ovviamente non tiene minimamente da conto il proprio tono arrogante, ed usa termini altisonanti per dire minchiate assolutamente tipiche e stereotipate riguardo allo “spirito costruttivo” e cazzate del genere:

Tal atteggiamento oscurantista e’ specchio di uno spirito non costruttivo che purtroppo troppo spesso deturpa l’etere di ***. Sarebbe interessante interpretarne la genesi. […] mi congratulo per l’unzione di root (cosa alquanto ben nota, ma comunque hai fatto benissimo a ribadirlo); per fortuna che una briciola di saviezza alberga almeno nelle menti degli altri amministratori.

Questo è solo un esempio tipico, ma poiché marcoa è uno stronzo duro e puro, eventi simili si sono ripetuti più volte.

Il Fattaccio

Fin qui, tutto bene: cioè male. Ma almeno non aveva ancora rotto i coglioni a me. Come si può facilmente intuire, ciò invece è successo, ma da buono stronzo, non l’ha fatto direttamente bensì subdolamente in stile “maestra, guarda cosa fa il blazar!” Ciò che forse il coglionazzo non sapeva è che gli admin erano amici miei ed io stesso avevo collaborato con loro, per cui non ci è voluto molto perché venissi a sapere della sua “delazione.”

Andiamo per ordine: a fine agosto uno degli amministratori si accorge che lo stronzo del marcoa sta usando il server per farci girare alcune sue simulazioni, impiegandone massicciamente le risorse (oggi ciò non è più tecnicamente possibile) e gli manda una mail facendogli notare che sarebbe meglio non usare quella macchina per quello scopo. Piuttosto prevedibilmente, marcoa, essendo uno stronzo con la coda di paglia, non risponde. Accade però che più di un mese dopo, io stesso mi trovi nella necessità di utilizzare alcune macchine del cluster per un compito computazionalmente intensivo della massima serietà ed importanza: la realizzazione di un japh! “Stranamente,” a questo punto il marcoa risponde alla mail:

non ero al corrente del fatto che xenon2 fosse il server, mi sembrava solo terreno vergine e fertile ove far correre i miei processi. cambiero’ lidi.

che ne dici invece di proporre qualche regola per limitare il running selvaggio di alcuni utenti (tipo blazar che al momento occupa quasi tutte le macchine buone […] con processi che durano spesso settimane). non dico che se tutti fossero sciagurati (anche se noto con gradevole sorpresa che ha scoperto nice da qualche giorno) come lui sarebbe catastrofico, ma ne basterebbero un paio. che ne dite di limitare il numero di macchine occupabili per “lungo tempo” cosi’ che non si debba vagare a cercarne una con processore libero. magari almeno mettere un’ opzione a whoall che informi se la macchina e’ libera da processi pesanti. sicuro di interpretare le esigenze dell’utenza ti saluto. grazie dell’ attenzione.
marcoa

L’enfasi nel testo è stata aggiunta da me, per commentare:

  1. non è affatto vero che usavo le “macchine buone:” il programma era lanciato dal mio .bash_profile con un meccanismo di locking affinché non ne girasse mai più di una istanza per macchina; quindi tendenzialmente le usavo tutte, o più precisamente tutte quelle che capitava;
  2. non è affatto vero che i miei processi duravano settimane: piuttosto, giravano indefinitamente; però nel momento in cui marcoa ha iniziato a frignare, stavano andando solo da un paio di giorni;
  3. i processi erano stati lanciati a nice 18 fin dall’inizio.

Faccio notare inoltre che il mio programma, in realtà, consumava pochissime risorse: motivo per cui gli admin mi avevano concesso di farlo girare senza problemi.

La Reazione

Vediamo qualche commento sparso dei miei amici:

Ad ogni modo, j bond marcoa ha una faccia di merda a ritirare fuori una mail di agosto (alla quale non aveva mai risposto), giusto per prendersela con il blazar!

Oppure:

Ma ancora rompe quest’uomo?

Ed anche:

Non potrebbe capitare un errore sul cluster che gli cancella a caso dei file nella sua home?

Ed io? Beh, ovviamente gli mando una mail in cui gli faccio notare che è un po’ una merdina a chiamarmi in causa presso terzi invece di dirmi le cose in faccia, ed inoltre gli spiego i punti di cui sopra. Da quel grande stronzo che è, il marcoa non avendo argomenti con cui replicare, passa agli insulti personali:

va beh…
se fossi cosi’ gentile da lasciare un paio di cpu di lcm2 per eventuali processi di altri utenti, te ne sarei estremamente grato.
ciao
marcoa

ps = fatti curare

A questo punto cosa può fare un povero cristo? La merdaccia non è stata accomodante, non lo sarò neanche io. Non gli piacciono i processi che girano sulle macchine che lui ritiene suo diritto divino di utilizzare? Forse una cura d’urto potrebbe servire… Allora ho scritto un programmino (su perlmonk non hanno compreso l’umorismo e l’etica superiore dell’azione) molto semplice. Esso ha due modalità: nella prima siede nell’ombra attendendo una condizione, pronto a tendere un agguato. La condizione è che su una macchina sia loggato marcoa e solo lui. Nella seconda modalità, scatta l’agguato: il programma genera 127 copie di sé stesso, che iniziano a far calcoli a caso, rendendo la macchina virtualmente inutilizzabile. Ovviamente controlla che la condizione continui a sussistere, ed in caso contrario, per esempio se si logga una persona “buona,” riporta rapidamente il sistema alla normalità. Inoltre è previsto un meccanismo di emergenza per far cessare tutto più o meno all’istante qualora ci fosse qualche problema.

Ciliegina sulla torta, il nome del programma e dei corrispondenti processi era… marcoa!

Faccio notare che non ho sfruttato la mia amicizia con gli admin per sferrare la mia vendetta, né alcun potere speciale: semplicemente quelli di utente. Ovviamente, però, ho avvertito gli admin stessi, i quali “stranamente” mi hanno lasciato fare. Abbiamo verificato sperimentalmente che il programma non creasse danno a nessuno degli utenti normali, ed abbiamo atteso i primi risultati…

Conseguenze

In realtà le mie aspettative iniziali erano che il marcoa si imbattesse nel mio programma persecutorio e che comprendendone chiaramente il senso, facesse il piangina. Io mi sarei preso l’immensa soddisfazione di prenderlo un po’ per il culo, e poi avrei rimosso il programma. Niente di tutto questo è successo: il coglionazzo non si è mai lamentato e si è tenuto la persecuzione per un mucchio di tempo; probabilmente più di un anno. In tutto questo tempo, è stato uno spasso fare l’esegesi dei log, e vedere come quell’uomo provasse a connettersi agli orari più improponibili, ed a maggior ragione trovando la macchina libera, non riuscisse a far niente. Manco leggere la posta, ed ultimamente usare la shell! Provava a saltare da una macchina all’altra, solo per trovarla ugualmente in panne. Oppure uccideva la connessione e ci riprovava: no fucking way, Mr. marcoa!

Poi, un giorno, molti mesi dopo, A. e R. tornano in laboratorio trattenendo a fatica le risate. Avevano incontrato il marcoa al bar di Fisica e questi si era rivolto ad A. come se fossero amiconi da sempre: singolare come gli stronzi spesso non si rendano affatto conto di stare sui coglioni pressoché a tutti! Gli aveva detto: “senti, A. lo sai che a volte sulle macchine ci sono dei processi del blazar che si chiamano come me, ma tanti eh, tipo cento. Tu sai perché?” A. aveva glissato, facendo finta di cadere dalle nuvole… Il coglionazzo, inter alia, doveva essersi contato le righe a mano: evidentemente un wc -l era troppo per lui…

Alla fine, ho rimosso il marcoa: il programma, non lo stronzo in carne ed ossa - purtroppo… C’era stata qualche miglioria sul cluster, e qualche cambiamento di policy; inoltre un bel gioco dura poco e quello si era già protratto fin troppo. Ma sono sicuro che un mucchio di gente che ha bazzicato il laboratorio in quel periodo ancora ricorda con affetto e nostalgia i log più spisciosi, che diffondevo per posta, e le risate che ci facevamo alle spalle del nostro zimbello preferito!

Jun 09
12:16:00.469 ▶▶ Permalink
Ricordo perfettamente quel giorno in cui ho ‘passato’ a mia insaputa marcoa a *** dicendo al primo che *** era ancora il nostro miglior amministratore e poteva fargli tutte le domande che desiderava… Ma la domanda è stata tipo: “io non capisco perché c’è il processo ‘marcoa’ che rallenta sempre la macchina dove sono…” Hahaha!
— davideg via mail
Jul 14
9:49:00.367 ▶▶ Permalink
elvira: girasole di Arles
Ed anche questo… quanti ricordi! (No, non credo che fossero di Arles, ma sempre di girasoli si tratta…)

elvira: girasole di Arles

Ed anche questo… quanti ricordi! (No, non credo che fossero di Arles, ma sempre di girasoli si tratta…)

Aug 10
17:20:00.680 ▶▶ Permalink
Cartolina-amarcord fomentata, per vie tanto traverse che non vale neanche la pena di parlarne, da un commento en passant in una mail di HariSeldon, da intendersi come scattata il 2 Giugno 2007: zio bleiz, Lillo & Beppe in Pergola! No, perché le vie sono traverse e non ne parlo, ma un passaggio intermedio potrebbe essere un’altra foto apparsa qui tanto tempo fa…

Cartolina-amarcord fomentata, per vie tanto traverse che non vale neanche la pena di parlarne, da un commento en passant in una mail di HariSeldon, da intendersi come scattata il 2 Giugno 2007: zio bleiz, Lillo & Beppe in Pergola! No, perché le vie sono traverse e non ne parlo, ma un passaggio intermedio potrebbe essere un’altra foto apparsa qui tanto tempo fa…

Aug 21
19:18:00.762 ▶▶ Permalink
CP850 differs from CP437 in that many of the box drawing characters, Greek letters, and various symbols were replaced with additional Latin letters with diacritics, thus greatly improving support for Western European languages […] At the same time, the changes frequently caused display glitches in programs that actually made use of the box drawing characters to display a GUI-like surface in text mode, such as the ubiquitous Turbo Pascal. [Except that for me it was Turbo C++ 3.0 for DOS, and yeah: I confess that back then, for some time I thought that those esoteric symbols should have had some sound significance I just couldn’t grasp… until I realized it was just a royal encoding pita!]
Aug 24
14:06:26.546 ▶▶ Permalink
Aug 26
19:38:00.776 ▶▶ Permalink
The necessary amarcord OTD: mi scrive gentilmente la Kate, e “per rallegrarmi mi manda una foto che ha trovato completamente per caso di una delle feste a Segrate” - quando per l’appunto il ToCeville ancora non esisteva e le feste più belle erano proprio quelle che organizzava lei nella sua bellissima casa!
In ordine da sinistra a destra: Luigi, saggio mescitore; (una ragazza dietro la bottiglia che forse è la Carol;) uno che non (ri) conosco; (quella pazza della) Yasemin; Banana, che non si capisce bene cosa faccia, ma mi inquieta un po’; io, peraltro in una posa alquanto imperiosa; ed infine Angelo, the well-known artist!

The necessary amarcord OTD: mi scrive gentilmente la Kate, e “per rallegrarmi mi manda una foto che ha trovato completamente per caso di una delle feste a Segrate” - quando per l’appunto il ToCeville ancora non esisteva e le feste più belle erano proprio quelle che organizzava lei nella sua bellissima casa!

In ordine da sinistra a destra: Luigi, saggio mescitore; (una ragazza dietro la bottiglia che forse è la Carol;) uno che non (ri) conosco; (quella pazza della) Yasemin; Banana, che non si capisce bene cosa faccia, ma mi inquieta un po’; io, peraltro in una posa alquanto imperiosa; ed infine Angelo, the well-known artist!

Sep 04
13:40:00.527 ▶▶ Permalink

Premonizioni & Procrastinazioni

Oggi, 3 settembre 2008, è l’anniversario del 3 settembre 2001: una data che ai più non dirà nulla, ed ai meno pure: per me fu l’inizio del servizio civile, ed anche se di norma quest’ultimo non è il genere di evento che la gente ricorda con espressioni gioiose o cotillon quali cappellini di carta a punta e lingue di Menelik, io ogni anno ci penso con un po’ di benevolenza e financo nostalgia. Se qualcuno propone il 31 agosto come Capodanno, io sono d’accordo con il periodo in generale, ma forse propenderei più precisamente proprio per questa data!!

In questo post, quindi, voglio parlare un po’ del mio servizio civile…

Detto per inciso, le lingue di Menelik sono quelle trombette srotolabili di carta da festa che fanno da complemento ai cappellini a punta, per cui invece di dire “lingue di Menelik” avrei potuto dire “trombette srotolabili di carta da festa che fanno da complemento ai cappellini a punta” solo che siccome che per qualche motivo che non ricordo assolutamente, conosco il loro vero nome, mi bullo dicendolo… E così istruisco pure i miei due o tre lettori!

La mia incredibile erudizione, comunque, non spiega come mai io ricordi con benevolenza e financo nostalgia l’inizio del mio servizio civile: intanto perché ero più giovane, anche se non sono uno di quelli che indulgono nei “momenti amarcord al punto di rendersi ridicoli o se lo sono, non me ne rendo conto… ed in tal caso gradirei che mi si lasciasse pascere nella mia beata ignoranza! Poi perché all’epoca stavo certamente meglio di adesso. Ma se è per questo potrei anche rimpiangere il giorno che un piccione mi cagò in testa, ed allora il 3 settembre perderebbe di ogni significato: invece mi è caro perché, anche se quel giorno io non lo sapevo ed anzi pensavo che fosse tutta una grande sbatta, nel complesso l’esperienza fu positiva, e ad ogni modo ha avuto un’eco tanto grande nella mia vita e ad esempio nelle mie amicizie che posso affermare senz’ombra di dubbio che l’ha influenzata in maniera determinante!

Suffice to say che ben un terzo delle relazioni sentimentali che io considero importanti nella mia vita deriva da lì… Per i più tardi: significa che ci ho una ex che ho conosciuto dove ho fatto il civile, neh! (E che ci ho tre “ex” che considero importanti…)

Ad ogni modo so che i più furbetti a questo punto mi faranno notare che oggi non è più il 3 settembre 2008 poiché è già passata la mezzanotte. Io potrei anche fare il superiore ed ignorarli, ma qualcuno più furbetto di altri mi farebbe notare che le 13:40 del giorno successivo sono ben più di quanto la maggior parte della gente accetterebbe come definizione di “già passata la mezzanotte” ed io, dopo avergli comunque fatto doverosamente notare che è un gran rompicoglioni, dovrei ammettere che ho un tantinello procrastinato la stesura di questo post.

In effetti, due sono le cose da dire: la prima è che nonostante tutto, cioè le mie condizioni di salute attuali e bla e bla bla, non solo non mi annoio, ma per fortuna riesco a tenere la mente impegnata tanto che ogni sera arrivo all’ora di sbrandare che sono sempre un po’ incazzato per tutte le cose che avrei voluto fare (leggere, imparare, rielaborare, scrivere) e che ogni mattina sento che “oggi è il giorno buono che ce la faccio” ed invece sono sempre più quelle che lascio indietro di quelle che riesco a sbrigare, con altre -nuove- che intanto si accumulano. La seconda… non me la ricordo!! Ché se la memoria a lungo termine pur non essendo eccezionale credo sia superiore alla media, quella a breve è completamente fottuta!

Fatto sta che stamattina ieri mattina, rinfrancato dal pensiero che è era il 3 settembre e ben disposto da tale pensiero, ho avuto la precisa premonizione che sarebbe stato “il giorno buono che ce la faccio:” a posteriori (che non è mai male!) guardando i post di ieri, si può notare quanto poco ci abbia preso!! Ed allora la seconda cosa da dire potrebbe essere proprio questa: che questo stesso articolo è mancato, e ieri notte all’ora di sbrandare, mi sono incazzato per non essere riuscito a scriverlo; diventa quindi molto autoreferenzialmente un meta-articolo sulla procrastinazione.

But it can get even worse than that: per fare un esempio, che i più non capiranno e i meno pure, sono attivo su un forum tecnico sul più bel linguaggio di programmazione del mondo. Però era da un po’ che o scrivevo solo risposte più o meno standard per niubbi o questioni per così dire amministrative, relative al sito stesso, ma niente di che; finalmente settimana scorsa ho trovato tempo e voglia per chiedere una cosa “seria” di programmazione che da un po’ mi frullava in testa e mi sono state fornite ben tre (famiglie di) risposte diverse. Poiché è un argomento a mio avviso alquanto interessante, è da allora che voglio prendere la discussione e farne da una parte un sunto e dall’altra espandere un po’ sul soggetto -in altre parole “rielaborarlo e sistematizzarlo”- mettendo tutto insieme in un articoletto per il mio use.perl journal (una specie di blog tecnico su un altro sito da nerd!) ed è da allora che ogni mattina mi vado ripetendo: “oggi ce la faccio!” Eppure, ogni giorno, arrivato a sera: niente, nada, nisba!

In un certo senso, scrivere l’articoletto di cui sopra è la cosa a cui tengo di più. Però c’è da ragionarci un po’ su, ci vuole impegno. Ed allora fra una cosa che in termini di impegno e fatica richiede 10 (in qualche unità di misura) e cinque che richiedono 1 (in qualche unità di misura) si finisce sempre per scegliere le seconde. Ehm… qualcuna delle seconde. Vabbe’, cazzo! Una…

Oggi sarà il giorno buono che ce la faccio? Boh, la mattinata ormai è andata… Se ce la faccio, poi il feed dello use.perl journal viene automaticamente importato qui. E poi di solito mi diverto a modificare l’articolo importato, per esempio traducendolo. L’ultima volta, l’ho fatto: era il post sul perlativo. Che peraltro mi ha fatto vincere una meritata menzione d’onore come mejo semio-segaiolo della storia di cui ancora vado orgoglione!

Morale: oggi sarà il giorno buono che ce la faccio?

Sapete una cosa? Alla fine mi sa che nel mio articolo sul 3 settembre e sul mio servizio civile, del 3 settembre e del mio servizio civile non vi dico proprio una ciunfa di minchia!

23:16:12.927 ▶▶ Permalink
Magnolia Parade
4, 5 e 6 settembre 2008 – Circolo Magnolia Idroscalo – Milano
Perché non mi piace far pubblicità, ma… mi piace(va) fare festa! Ed anche se ora non sono nelle condizioni fisiche per potervi partecipare, non posso non segnalare questa opportunità a chi ce la fa e farebbe bene ad iniziare l’anno con questo bell’evento! Poi oggi in particolare “qualcuno” sostiene che è un giorno propizio… Morale: vediamo cosa c’è stasera? (Con qualche linchino qui sotto inserito da me…)

Si comincia appunto GIOVEDI’ 4 SETTEMBRE e già mancano le parole. Perché all’Idroscalo arriva Dj Lord dei Public Enemy, uno che quando cominciò a parlare disse “turntablism” invece che “mamma”. Insieme a lui sul Bigfrog Stage, due gregari di lusso – Frankie Hi Nrg e Alioscia aka BBDAI, leader dei Casino Royale, due teste roventi come le piste dopo il loro passaggio. E ancora, Useless Wooden Toys – i Fatboy Slim di Cremona. E sarebbero scintille se solo le onde del Bigfrog Stage incontrassero quelle dell’Outfrog Stage. Ma così non è e quest’ultimo può permettersi di andar giù pesante con i dj set di Bunna degli Africa Unite, di Roy Paci, del leggendario Vito War e del Black Rain Soundsystem – il collettivo dancehall che fa muovere i dreads al Magnolia tutto l’anno. Non basta, la Magnolia Parade pretende che non rimanga nemmeno un metro quadro senza gente che ci balli sopra. E così anche l’Outfrog Stage fa sentire la sua voce, con Meg, Ninja dei Subsonica, la rivelazione Tarick 1 da Genova, Cecca e Mother Inc. – la famiglia drum’n’bass che da tempo ha trovato nel Magnolia un valido alleato.

Ed è solo l’inizio!! Ma ci rendiamo conto?
Detto per inciso, e qui scatta un micromomento amarcord: perché ora a Milano il Magnolia lo conoscono “tutti” ma “all’epoca” lo scoprii iooo! Beh, almeno nella mia cerchia di amici: era l’ultimo weekend di luglio 2005 o forse addirittura il primo di agosto, e già la città in corso di desertificazione - le idee per la serata, non molte; io vengo a sapere del posto da una mailing list a cui sono iscritto e l’offerta pare interessante, la proposta immediata: “proviamo?” La serata, bella e a dir poco… interessante (qui ci sarebbe un amarcord nell’amarcord, che ometto!) anche lei: il resto è storia!

Magnolia Parade

4, 5 e 6 settembre 2008 – Circolo Magnolia Idroscalo – Milano


Perché non mi piace far pubblicità, ma… mi piace(va) fare festa! Ed anche se ora non sono nelle condizioni fisiche per potervi partecipare, non posso non segnalare questa opportunità a chi ce la fa e farebbe bene ad iniziare l’anno con questo bell’evento! Poi oggi in particolare “qualcuno” sostiene che è un giorno propizio… Morale: vediamo cosa c’è stasera? (Con qualche linchino qui sotto inserito da me…)

Si comincia appunto GIOVEDI’ 4 SETTEMBRE e già mancano le parole. Perché all’Idroscalo arriva Dj Lord dei Public Enemy, uno che quando cominciò a parlare disse “turntablism” invece che “mamma”. Insieme a lui sul Bigfrog Stage, due gregari di lusso – Frankie Hi Nrg e Alioscia aka BBDAI, leader dei Casino Royale, due teste roventi come le piste dopo il loro passaggio. E ancora, Useless Wooden Toys – i Fatboy Slim di Cremona. E sarebbero scintille se solo le onde del Bigfrog Stage incontrassero quelle dell’Outfrog Stage. Ma così non è e quest’ultimo può permettersi di andar giù pesante con i dj set di Bunna degli Africa Unite, di Roy Paci, del leggendario Vito War e del Black Rain Soundsystem – il collettivo dancehall che fa muovere i dreads al Magnolia tutto l’anno. Non basta, la Magnolia Parade pretende che non rimanga nemmeno un metro quadro senza gente che ci balli sopra. E così anche l’Outfrog Stage fa sentire la sua voce, con Meg, Ninja dei Subsonica, la rivelazione Tarick 1 da Genova, Cecca e Mother Inc. – la famiglia drum’n’bass che da tempo ha trovato nel Magnolia un valido alleato.

Ed è solo l’inizio!! Ma ci rendiamo conto?

Detto per inciso, e qui scatta un micromomento amarcord: perché ora a Milano il Magnolia lo conoscono “tutti” ma “all’epoca” lo scoprii iooo! Beh, almeno nella mia cerchia di amici: era l’ultimo weekend di luglio 2005 o forse addirittura il primo di agosto, e già la città in corso di desertificazione - le idee per la serata, non molte; io vengo a sapere del posto da una mailing list a cui sono iscritto e l’offerta pare interessante, la proposta immediata: “proviamo?” La serata, bella e a dir poco… interessante (qui ci sarebbe un amarcord nell’amarcord, che ometto!) anche lei: il resto è storia!

Sep 11
0:54:52.996 ▶▶ Permalink

Storie di Vita Rimembrata: la Stecca

Che se la vita è rimembrata, il momento è amarcord. Ma se è rimembrata è anche vissuta. O lo era stata in precendenza, ed io è da mesi che voglio scriverne. Solo che siccome mi riduco sempre all’ultimo, forse non vi dedicherò che poche righe, e forse sarà meglio…

Non ricordo che giorno fosse di preciso, anche se scartabellando un po’ fra sms, log di IM e mail probabilmente potrei trovarlo: credo la prima settimana di aprile. Iniziavo appena a zoppicare: quella sera stessa mi capitò di utilizzare istintivamente l’ombrello come bastone - e di romperlo malamente, ché mica era quello l’uso per cui era stato costruito, neh! Ma tutto ciò avvenne parecchio sul tardi, mentre la nostra storia, cari bimbi, inizia molto prima!

Ci eravamo dati appuntamento con la Ros, i “genitori” e altri per un “ape” all’Isola, il quartiere di Milano dove rimane ancora un po’ di vivibilità e di spazio per intelligenze creative non imbrigliate negli schemi della “città da bere” ed iniziative culturali a misura di persona… E il tutto a cinque minuti dal bausciame di C.so Como!

Praticamente la scusa era l’inaugurazione di un nuovo negozietto “nel cortile del Frida e poi a dire il vero è saltato fuori che il negozietto stesso è del Frida (per come l’ho capita io…) e l’ape l’abbiamo fatto nel cortile, fra il rinfresco per l’inaugurazione e le robe servite normalmente nel locale; per cui meno male per il primo poiché è d’uopo precisare che lì l’aperitivo fa piuttosto schifo, per quelli che sono gli standard meneghini e non solo!

In realtà con quel posto c’ho un rapporto ambivalente: alcune cose mi piacciono, altre meno; l’assenzio (legale, eh!) che servono, ad esempio, mi garba parecchio! Per essere onesto, la verità è che andavo sempre dicendo che il Frida mi sta sulle palle. Eppure i venerdì sera spesso finivamo lì. E non è che mi lamentassi… Come può essere?!? Ah, che fosse per via dell’assenzio? Morale: facciamola breve… ci ho fatto persino la festa di laurea! Non male, per un posto che ti sta sulle palle!! Il fatto è, semplicemente, che era un po’ l’unico locale (che io conoscessi e tutto sommato apprezzassi) che potesse accordarsi ai discordanti gusti dell’eterogeneo gruppo di persone che volevo festeggiasse con me!

Ma insomma, è del Frida che voglio parlare? No, non proprio, ma ormai l’indicatore sul quadrante dell’amarcord è a fondo scala! È chiaro che sto parlando di luoghi a me cari: precisamente ricordo tanti venerdì o sabati sara trascorsi da quelle parti, anzi, quasi in pellegrinaggio fra la Stecca, il Frida, e la Pergola. Beninteso: ciascuno coi suoi tempi, le sue… “atmosfere” e le sue caratteristiche!

Caratteristica precipua della  Stecca, attualmente, è di non esserci più! Me l’hanno buttato giù, bastardi!! Chi?!? Mah, decisamente gli stilisti, almeno inizialmente.

La Stecca, abbreviazione di Stecca degli Artigiani, era una centenaria fabbrica residuo del passato industriale di Milano, posta fra i due giardini di Via Confalonieri, proprio al centro dell’Isola. Abbandonata fino agli anni ’80, fu poi occupata da un gruppo di artisti, tra cui Stefano Arienti, per mostre temporanee. L’area divenne sede di riqualificazione spontanea, coi giardini e gli spazi interni all’edificio riconquistati dalle macerie e dallo stato di abbandono, grazie agli sforzi congiunti di comitati di quartiere ed associazioni varie. Vi si insediarono artigiani, artisti e associazioni culturali che avviarono il recupero degli spazi abbandonati attraverso forme creative di attivazione e coinvolgimento del quartiere, finché non divenne sede di diversi progetti di ogni genere. Per chi, come me, l’ha conosciuta soprattutto dal punto di vista del tempo libero, era uno spazio autenticamente multietnico, caratterizzato da più di un baretto autogestito, dove ci si poteva bere una birra o un cocktail al prezzo a cui una birra o un cocktail dovrebbero costare, ed intanto godersi magari una mostra d’arte. Per non parlare delle iniziative culturali di ogni genere che vi si svolgevano, come certe rassegne di musica sperimentale che ricordo ancor oggi, e che erano quanto mai appropriate al posto.

Gli stilisti, dicevo: ora, questo posto è stato demolito, con la scusa del degrado, per far spazio ad un mostro di idiozia & denaro chiamato “Città della moda.” In realtà ho saputo che quest’ultimo progetto è saltato, ma fatto sta che di quel luogo, di quell’angolo di vivibilità non rimangono che rovine e macerie: sacrificato alle esigenze della speculazione edilizia ed immobiliare, che vi vedrà sorgere -sotto l’ipocrita etichetta di “riqualificazione”- dei nuovi palazzoni, ad uso e consumo di ricconi pronti a vendere ed affittare appartamenti e uffici…

Così, la sera dell’ape, sceso alla fermata di Gioia della metropolitana, mentre per raggiungere gli altri percorrevo il marciapiede a me familiare, per esservi passato tante volte, di via Confalonieri, man mano che mi avvicinavo a quella che sapevo essere stata la Stecca, a quella che già da tempo sapevo non essere più la Stecca, sempre più l’astratto “sapere” lasciava il posto ad un dolorosamente concreto “constatare” cui qualsiasi consapevolezza del mondo non può prepararti: di fronte al vuoto ed alla bruttura delle quattro macerie che hanno lasciato, senti quasi che tutti i pezzi della tua vita che qui sopra ricordavo con nostalgia, quelli trascorsi fra di esse quando ancora macerie non erano bensì muri, e spazi, e luoghi permeati di vita e persone, sono similmente ridotti in frantumi e buttati lì a sfregio.

Sì: è senza la minima retorica che affermo di aver provato un groppo alla gola, che si rinnova tutt’ora -che dovrei anche avere problemi ben più gravi- e che a quanto pare è stato condiviso da tutti quelli che l’avevano vissuto, quel posto, al solo passare accanto alle rovine.

Ed ora, poiché non ci si può rattristire per sempre, forse dovrei dire dell’ape, degli amici, della loro bimba, del negozietto e delle cose esposte, delle chiacchiere, dell’ombrello dapprima dimenticato e poi recuperato, del prosieguo della serata, di come fossi effettivamente dietro la stazione di Lambrate, quando poi l’ombrello si ruppe, di come infine tanto per cambiare raggiunsi il Sud, con l’ombrello rotto e tutto! Forse dovrei, ma avevo iniziato affermando che forse non mi sarei dilungato, ed invece mi sa che ci sono riuscito anche questa volta, per cui forse è meglio finirla qua, forse!

20:25:02.809 ▶▶ Permalink

Undicisettembre

Usti! Con ‘sta storia dei buchi neri quasi non mi ero accorto che anche quest’anno è arrivato l’undici settembre: credo che sia consuetudine scrivere almeno un post nel proprio blog sull’undici settembre. O sbaglio? Solo che io non ce l’avevo mai avuto un blog, e di conseguenza non avevo mai consuetudinato; per cui penso che posso rimediare adesso - e non per fare il disfattista ab initio ma credo che raramente il verbo “rimediare” sia stato utilizzato più a sproposito che in questa frase… Ma per l’appunto: cosa scrivo sull’undici settembre? Io manco ero nato quando successe quell’immane disgrazia! Tuttavia, siccome va di moda parlare anche di quell’altro undici settembre se non faccio i conti errati sarebbe pure il settimo anniversario, il che vuol dire… un cazzo di niente! Però facciamo finta che lo voglia dire e partiamo con ‘sto pezzo una buona volta, suvvia!

L’undici settembre 2001 ricordo benissimo cosa facevo: se la matematica non è un’opinione, era il mio ottavo giorno di servizio civile; i tempi erano abbastanza rilassati e non me la passavo troppo male: nel pomeriggio me ne andavo in università dai ragazzi del laboratorio - faccio presente che a casa avevo un 56K all’epoca, e ce l’ho avuto fino all’altroieri… Quel giorno feci tempo a sedermi davanti ad una macchina e far partire il browser, giusto per… verificare che non andava un cazzo! Ohibò, che novità è mai questa? “Un aereo s’è schiantato contro le torri gemelle” dice qualcuno… E s’appronta l’unità di crisi: per la precisione, il “nostro” (mi ci metto dentro anche se io in realtà non ero che l’ultimo degli stronzi!) sistema televisivo… una scheda tv e un videoproiettore, eh! gloriosamente allestito per trasmettere nientepopodimeno che i Simpson-micacazzi™ viene riconvertito per mandare in diretta le immagini del… [l’autore di questo blog al solo rimembrarlo sta provando a distanza di anni dolori di stomaco, coliche, conati di vomito: mi si sostenga moralmente, orsù!] tg4 di emilio fede! Son cose che fanno male, ma vanno dette…

Inizia ad essere chiaro che si tratta di attacchi terroristici… E manco a dirlo, la rete non va proprio… Sono forse egoista? Mah, magari un tantinello sì. Niente da fare: un pomeriggio non proficuo dal punto di vista telematicuzzo, anzi, proprio perso! Ed una grande notizia: perché non ci voleva un genio per avere la certezza che da lì in poi, qualsiasi cosa fosse successa realmente, ce li avrebbero sfrantati oltre ogni misura con “l’undici settembre.” E poi… vabbe’, visto che tutto sommato non siamo così cinici come talora vorremmo far credere, il pensiero di tutte quelle vittime! Mentre mi dirigevo verso la fermata del 23, il rumore di un aereo, alto nel cielo: e lo sguardo che va a seguirlo… non per dire, ma si sa mai… Ed infine a casa della mia ragazza all’epoca, e tante cose da raccontare: l’unico dettaglio che ricordo è che lei non comprese subito la portata di ciò che era successo! Del resto son sicuro che successivamente ne fu emotivamente coinvolta ben più di me…

Che altro dire sull’undicisettembretuttoattaccato? Si potrebbe raccontare del disegno american-retorico-commemorativo di R. e di come finì a terra sotto gli impietosi colpi di mocio vileda di ‘Ziz… Ma sarebbe in topic? Naaah! Più che altro per quanto fosse un evento spiscioso, non potrebbe risultarlo altrettanto se raccontato; bisognava essere lì. (Lì dove? Un giorno ve lo spiegherò…) Niente: lo zio bleiz si è tolto un sassolino dalla scarpa, ma non ha altro da dire su questo argomento. Passiamo oltre!

Sep 21
15:21:17.598 ▶▶ Permalink
via the Knight Rider Wiki
Per la serie nuncepossocrede: arrifanno suppercar!! In pratica, un film per la TV del 2008, che è anche un episodio pilota per una nuova serie televisiva, appena partita: anche sul sito ufficiale della NBC.
Que nostalgia! Supercar, gli anni ‘80, il Commodore Vic20… (Ehi, a me vengono in mente queste cose!)

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Per la serie nuncepossocrede: arrifanno suppercar!! In pratica, un film per la TV del 2008, che è anche un episodio pilota per una nuova serie televisiva, appena partita: anche sul sito ufficiale della NBC.

Que nostalgia! Supercar, gli anni ‘80, il Commodore Vic20… (Ehi, a me vengono in mente queste cose!)