In questi giorni sto chiedendo spesso ai miei amici coetanei se per caso dice loro qualcosa “La Famiglia Mezil.” Con poche e sparse eccezioni, la risposta è negativa. Per me, si tratta di un ricordo d’infanzia e per la precisione di una serie televisiva a cartoni animati. Ma per l’appunto devo essere un’eccezione, visto che sembra che per il resto quasi nessuno se la caghi…
Ad essere sincero, io stesso ho ho scoperto solo da pochi giorni il titolo originale, mentre “prima” il ricordo era semplicemente quello, confuso, di “un cartone animato il cui protagonista è un bambino che ogni notte fa un viaggio su un pianeta diverso a bordo di un’astronave gonfiabile rosa che di giorno tiene riposta nella custodia di un violino.” Ah, e non ricordavo minimamente i disegni se non per il dettaglio che… non erano quelli tipici (o dovrei forse dire stereotipi?) degli anime giapponesi dell’epoca.
Inoltre, a proposito di disegni… ricordavo pure di essermi imbattuto qualche anno più tardi ma sempre molto in là nel tempo, in un’altra serie in cui riconoscevo… come dire? Lo stesso character design. Anche se ovviamente all’epoca non mi sarei mai espresso in tali termini! Solo che questa narrava una storia meno fantascientifica e cioè precisamente quella di una famiglia un po’ “fantozziana” alla prese con un viaggio sfigato in giro per il mondo. Ricordavo, quelli sì, dei grandi spisci - il che è cosa buona e giusta, qui e in ogni luogo e bla bla e blabla!
Ora, grazie a “Santa Wikipedia” ho fatto un po’ di chiarezza: infatti a quanto pare si tratta non di due cartoni animati diversi bensì di due diverse sottoserie dello stesso, di produzione ungherese, e cioè appunto “La Famiglia Mezil” di cui esiste anche una prima che io non ricordavo affatto e pure di stampo fantascientifico. In effetti sono separate da diversi anni l’una dall’altra, essendo rispettivamente del ‘69, ‘72 e ‘78 per tredici episodi ciascuna, e caratterizzate da temi piuttosti differenti l’una dall’altra, soprattutto le ultime due.
Lasciando da parte gli amici personali e cercando con gùgol ed anche sul tubo, il discorso è leggermente diverso: i cultori non saranno certo tanti e tanto appassionati o financo agguerriti come quelli dei robottoni giapponisi, ma ve ne è una folta schiera… e più vedo più maieuticamente ricordo: per esempio la sigla italiana della terza serie, che come quasi tutte le sigle nostrane di cartoni animati e telefilm dell’epoca non è possibile non ascoltare senza una certa nostalgia e rimpianto, vedendo il confronto con le “robe” che fanno adesso… ed un po’ di personaggi…
Morale: ‘sti ungheresi… Era un cartone animato già fuori del tempo all’epoca. O forse in anticipo sui suoi tempi! A rivederlo adesso, ci sarebbe solo da imparare, ne sono convinto: fra l’altro forse non lo si dovrebbe urlare ai quattro formaggi, ma anche sull’equino recalcitrante si trovano tutti quanti gli episodi, e volendolo, pure comodamente organizzati in “collezione…” Ovviamente però noi non li scaricheremo, ché faremmo piangere Gesù bambino e forse anche il povero silvio - che non per dire, ma… non erano tutti comunisti, gli ungheresi?
Gli ungheresi hanno la fama di essere un popolo di geni, sicuramente almeno in parte meritata: c’è chi sostiene che sia per via della lingua, che è talmente complicata che se impari quella… Gli inventori sono stati davvero tanti, e per la Matematica si potrebbe menzionare Paul Erdős, il quale fra l’altro era piuttosto attinente al binomio stereotipo di “genio e sregolatezza,” benché più che di sregolatezza bisognerebbe parlare di estrosità. Ma io mi “accontenterò” di un bel salto nel passato dei miei anni ‘80 insieme ad un altro genio ed inventore: Aladar Mezil, a bordo di un’astronave gonfiabile!!
V - Visitors, 1983 (via Sgembo, blogger senza arte né parte: Il futuro che è passato /8)
Un altro piccolo tuffo negli anni ‘80: ai tempi parevami cool, solo che non dicevo certo “cool” ed a parte questo dettaglio insignificante, temo che rivedendolo oggi sarebbe più grottesco che altro. La vera domanda che mulinella in testa (bando al politically correct e orsù, mi si dia pure del maschilista!) è: ma che fine ha fatto quella gran figa di Diana? Ok, domanda parzialmente retorica: Wikipedia risponde, oh ma qui è gravissimo: questi prendono sottogamba che la signora in questione ha preso parte alla formazione dell’immaginario erotico della mia generazione quasi quanto Lamù e Margot/Fujiko…
Segnalato da HariSeldon per “altri motivi” e con la morte nel cuore per il Lino Banfi che fu, ormai ridottosi alla vergogna di “nonno Libero” ma, già che ci siamo, continuiamo pure a parlare di anni ‘80 e di trash:
Spettacolare scena dello stuzzicadenti, da “Io e zio Buck,” un altro film di John Hughes (con l’immenso John Candy) che mi è venuto in mente per pura coincidenza!
Scena dell’inseguimento con George Clooney nella seconda puntata di Street Hawk:
Io però l’episodio con Clooney ricordo di averlo visto. Traumatico. È veramente l’emblema dell’uomo che invecchiando diventa più figo. (via davidex nei commenti da me, minimamentadattato)
Diciamo che come aspetto generale ha un po’ i tratti paradigmatici di O’ Terrunciello, no? In effetti, pr come appare ora, non lo si sarebbe detto. Ma vediamo piuttosto se la mia memoria, di cui dico sempre che pur non essendo eccezionale è (quanto meno) “leggermente superiore alla media,” regge alla prova dei fatti: Clooney era l’amicone del protagonista, e questi vive con lui un rapporto di reciproca stima ma pure caratterizzato da una sana rivalità: costellato di continue, piccole sfide. Ed alla fine scopre che a sua insaputa fa le cose brutte brutte brutte! Giusto?
Comunque, parlando di queste serie televisive: strunzate per strunzate volevo dirvi, a voi che siete injegneri, che la peggio di tutte dal punto di vista scientifico-tecnologico è quella dell’elicottero militare supersonico! Non trovate?
Disse l’amico Schad, parlando di anni ‘80 in generale e di supercar in particolare:
una parola… Manimal!
Rispondo: anche più d’una!! Andando a vedere l’articolo su Wikipedia, ciò che mi ha più colpito è stata l’esigua durata della serie, in termini di numero di puntate: otto, dico otto, probabilmente compreso il pilota. Circostanza dettata dallo scarso successo della stessa: e fin lì tutto bene. Ma il punto è che non me lo ricordavo affatto: me l’avessero chiesto prima di andare a controllare, avrei dato per scontata almeno una stagione completa!
Ancor più singolarmente, stesso discorso facciasi per Automan: a questa è andata è un filo meglio; tredici episodi! Andiamo avanti: a queste aggiungo pure Street Hawk che…
Occhei, fine amarcord! (amarcord mica troppo bene, N.d.”R.”)
Scrive non fatti, ma artefatti:
«Leggendo i promessi sposi vien voglia di fare il tifo per la peste.» Notevole, anche se non so chi lui sia.
E si vede che sei o troppo giovane o troppo vecchio: ma io il linkino a Wikipedia allora che cosa l’avevo messo a fare? Mario Zucca è un doppiatore, un attore e un comico molto in gamba, ma a mio avviso anche molto sottovalutato e che forse avrebbe potuto fare di più: io che invece ho “l’età giusta” non posso fare a meno di ricordarlo al Drive In col suo sketch in cui aveva reso popolari i tormentoni “Vi amo bastardi” e “Io sono Rambo uno, due, tre e Quarto Oggiaro!” (Quartiere “difficile” milanese, N.d.”R.”) Incidentalmente, qualche anno fa seppi da una persona che ritengo assolutamente fidata che Zucca all’epoca abitava veramente a Quarto: una volta lo aspettarono sotto casa e gliele diedero di brutto…
via the Knight Rider Wiki
Per la serie nuncepossocrede: arrifanno suppercar!! In pratica, un film per la TV del 2008, che è anche un episodio pilota per una nuova serie televisiva, appena partita: anche sul sito ufficiale della NBC.
Que nostalgia! Supercar, gli anni ‘80, il Commodore Vic20… (Ehi, a me vengono in mente queste cose!)
Tom Tuttle di Tacoma (Washington), studente di ingegneria civile. (via BravoHariSeldon che ne parlavamo, e me l’ha trovato!)
Personaqgio interpretato dall’immenso (in tutti i sensi!) ed indimenticabile John Candy, prematuramente scomparso. Erano anni che non vedevo ‘sta scena, e mai vi avevo assistito in lingua originale: pur già sapendo cosa sarebbe successo, mi sono spisciato sotto!
Ad essere sincero ricordavo perfettamente che Tom Tuttle era di Tacoma, ma solo ora mi chiedo se per caso questo non sia un implicito riferimento ad un’occasione in cui gli ingegneri civili hanno fatto una figura alquanto barbina…