The Skeleton Dance is a 1929 Silly Symphonies animated short subject produced and directed by Walt Disney and animated by Ub Iwerks (via who killed bambi?)
Dastardly & Muttley In Their Flying Machines: Stop the Pigeon!
Che è sempre per via di Hari, eh!
Betty Boop
[…] These Icons [charachters from animation for children’s television] are usually grotesquely distorted from the human form from which they derive. I decided to take a select few of these popular characters and render their skeletal systems as I imagine they might resemble if one truly had eye sockets half the size of its head, or fingerless-hands, or feet comprising 60% of its body mass.[…] (via Michael Paulus - Character Study)
Niente… questo l’avevo scoperto molto tempo fa, mi è tornato in mente oggi per essermi imbattuto in un altro artista che segue una linea di ricerca simile…
skiribilla, elvira, dailymeh, canebove: the South Korean artist Hyungkoo Lee practices “pop palaeontology” — he makes the skeletons of cartoon characters. Seen here, Donald Duck, Huey, Dewey and Louie. There’s also Wile E. Coyote and the Road Runner, among others. At the moment his creatures are on exhibition at the Naturhistorisches Museum in Basel, Switzerland.
Mi ricorda un altro artista che segue una linea di ricerca simile…
Ok, appena fatto il test “√ A quale personaggio assomigli?” (via SPAAM, che però per qualche motivo scrive incorrettamente “Hanna&Barbera,” parolevaligia, Daria in FriendFeed.) Risultato:
TAZ - il mostro della Tasmania(minimamente adattato: ebbene sì, anche il risultato del test!)
Meno male, avrei detestato di essere l’odiosissimo Titti canarino…
“Beep Beep” un cazzo! È questo il vero verso del roadrunner, almeno stando a Wikipedia.
Mah, io come Miss Padania ci avrei visto più indicata una bellezza del genere! (via Twitter / (=’-‘=) a.k.a. gustopera, minimamentadattato)
Che io, quando ho visto la twittata e tenendo conto dei precedenti scambi con l’amica gusto*, quasi quasi {temevo,m’aspettavo} un culo smisurato che manco io… Invece di questa bellezza padana dirò che ci sta il colore della pelle, forse, ma ci credo poco, ché quelli son dei begli ipocriti: ti volti un attimo e tel disi mì che non solo una bella negretta non la disdegnano, ma ci si prostrano pure come vermi davanti, così si caricano bene bene per andare il giorno dopo a a fare i duri raccogliendo firme contro qualche strunzata che nella loro testa “è una vergogna…” (Tipicamente, cercando di colpire qualche povero stronzo che non fa del male a nessuno, o comunque è molto più innocuo di chi ci governa o di chi esercita qualsiasi forma di potere in questo così detto Stato!)
Si parlava di ridoppiaggi… e per coincidenza mi “arriva” questo: Aladdin ridoppiato in siciliano (via aladin Videos depuis Youtube)
Dedicato a Maciuzza, che per coincidenza si sta loggando esattamente… adesso!
Drawn Together: season 1, episode 2 · Clara’s Dirty Little Secret (via TV Links - Video Streaming)
Drawn Together: gentilmente segnalato, insieme agli altri episodi, da Vaitea, come “il cartone più irriverente che abbia mai visto!! Parodie di personaggi dei cartoni animati famosi (tipo superman, spongebob, la principessa della Disney…) tutti chiusi in una casa tipo grande fratello…” Per citare da Wikipedia:
Drawn Together è una serie televisiva americana creata da Dave Jeser e Matt Silverstein, mandata in onda per la prima volta il 27 ottobre del 2004 sul canale satellitare USA Comedy Central. […] L’originalità della serie sta nell’essere “il primo reality show a cartoni animati,” come dichiara la sequenza introduttiva. Ci sono però altri elementi che ne decretano la totale originalità: non solo la serie è intesa come una parodia sarcastica e pungente di tutti i reality show possibili […] ma è anche un omaggio piuttosto inconsueto al mondo dell’animazione: infatti ciascuno degli otto partecipanti al programma, oltre a rappresentare un luogo comune dei tipici personaggi scelti nel casting di questo tipo di show […] è la presa in giro di uno stereotipo o di una tipologia comune dei cartoni animati di tutti i tempi, dai serial muti degli anni 20 fino all’era di internet.
In questi giorni sto chiedendo spesso ai miei amici coetanei se per caso dice loro qualcosa “La Famiglia Mezil.” Con poche e sparse eccezioni, la risposta è negativa. Per me, si tratta di un ricordo d’infanzia e per la precisione di una serie televisiva a cartoni animati. Ma per l’appunto devo essere un’eccezione, visto che sembra che per il resto quasi nessuno se la caghi…
Ad essere sincero, io stesso ho ho scoperto solo da pochi giorni il titolo originale, mentre “prima” il ricordo era semplicemente quello, confuso, di “un cartone animato il cui protagonista è un bambino che ogni notte fa un viaggio su un pianeta diverso a bordo di un’astronave gonfiabile rosa che di giorno tiene riposta nella custodia di un violino.” Ah, e non ricordavo minimamente i disegni se non per il dettaglio che… non erano quelli tipici (o dovrei forse dire stereotipi?) degli anime giapponesi dell’epoca.
Inoltre, a proposito di disegni… ricordavo pure di essermi imbattuto qualche anno più tardi ma sempre molto in là nel tempo, in un’altra serie in cui riconoscevo… come dire? Lo stesso character design. Anche se ovviamente all’epoca non mi sarei mai espresso in tali termini! Solo che questa narrava una storia meno fantascientifica e cioè precisamente quella di una famiglia un po’ “fantozziana” alla prese con un viaggio sfigato in giro per il mondo. Ricordavo, quelli sì, dei grandi spisci - il che è cosa buona e giusta, qui e in ogni luogo e bla bla e blabla!
Ora, grazie a “Santa Wikipedia” ho fatto un po’ di chiarezza: infatti a quanto pare si tratta non di due cartoni animati diversi bensì di due diverse sottoserie dello stesso, di produzione ungherese, e cioè appunto “La Famiglia Mezil” di cui esiste anche una prima che io non ricordavo affatto e pure di stampo fantascientifico. In effetti sono separate da diversi anni l’una dall’altra, essendo rispettivamente del ‘69, ‘72 e ‘78 per tredici episodi ciascuna, e caratterizzate da temi piuttosti differenti l’una dall’altra, soprattutto le ultime due.
Lasciando da parte gli amici personali e cercando con gùgol ed anche sul tubo, il discorso è leggermente diverso: i cultori non saranno certo tanti e tanto appassionati o financo agguerriti come quelli dei robottoni giapponisi, ma ve ne è una folta schiera… e più vedo più maieuticamente ricordo: per esempio la sigla italiana della terza serie, che come quasi tutte le sigle nostrane di cartoni animati e telefilm dell’epoca non è possibile non ascoltare senza una certa nostalgia e rimpianto, vedendo il confronto con le “robe” che fanno adesso… ed un po’ di personaggi…
Morale: ‘sti ungheresi… Era un cartone animato già fuori del tempo all’epoca. O forse in anticipo sui suoi tempi! A rivederlo adesso, ci sarebbe solo da imparare, ne sono convinto: fra l’altro forse non lo si dovrebbe urlare ai quattro formaggi, ma anche sull’equino recalcitrante si trovano tutti quanti gli episodi, e volendolo, pure comodamente organizzati in “collezione…” Ovviamente però noi non li scaricheremo, ché faremmo piangere Gesù bambino e forse anche il povero silvio - che non per dire, ma… non erano tutti comunisti, gli ungheresi?
Gli ungheresi hanno la fama di essere un popolo di geni, sicuramente almeno in parte meritata: c’è chi sostiene che sia per via della lingua, che è talmente complicata che se impari quella… Gli inventori sono stati davvero tanti, e per la Matematica si potrebbe menzionare Paul Erdős, il quale fra l’altro era piuttosto attinente al binomio stereotipo di “genio e sregolatezza,” benché più che di sregolatezza bisognerebbe parlare di estrosità. Ma io mi “accontenterò” di un bel salto nel passato dei miei anni ‘80 insieme ad un altro genio ed inventore: Aladar Mezil, a bordo di un’astronave gonfiabile!!