Apr 08
11:48:00.450 ▶▶ Permalink
Apr 09
9:18:00.345 ▶▶ Permalink
9:54:00.370 ▶▶ Permalink
Insomma [Giuliano Ferrara e i suoi compagni di merende] sono finiti, ospiti del forzitalioto sindaco di palermo, nell’ex chiesa sconsacrata, ora “Nuovo Teatro Montevergini”, che è stato un centro sociale per tanti anni sino a che il comune non l’ha rivoluta indietro per restaurarla e farla diventare spazio di altro genere: che fine ingloriosa per un luogo di cultura il dover ospitare l’enorme deretano di G.F. (via Femminismo a Sud | A Palermo nessuna agibilità politica per la reincarnazione di savonarola - minimamente adattato)

Insomma [Giuliano Ferrara e i suoi compagni di merende] sono finiti, ospiti del forzitalioto sindaco di palermo, nell’ex chiesa sconsacrata, ora “Nuovo Teatro Montevergini”, che è stato un centro sociale per tanti anni sino a che il comune non l’ha rivoluta indietro per restaurarla e farla diventare spazio di altro genere: che fine ingloriosa per un luogo di cultura il dover ospitare l’enorme deretano di G.F. (via Femminismo a Sud | A Palermo nessuna agibilità politica per la reincarnazione di savonarola - minimamente adattato)

May 20
0:23:00.974 ▶▶ Permalink
[…] da una parte la tentazione sarebbe quella di ridere [delle “poesie” di Sandro Bondi], dall’altra quella di disperarsi. Forse quella più giusta è di tipo, diciamo così, sociologico spicciolo… Bondi non è altro che uno dei tanti che scrivono versi che non sono poesia, e uno dei tanti che non sa cosa sia la poesia e, credo, anche la cultura in senso più ampio, o che forse ha una sua idea di cultura che non funziona… solo che lui ora è ministro dei beni culturali! E questo non è certo un segnale rassicurante (ma siamo passati, a ben vedere, dalla padella alla brace, perchè prima c’era l’altro cicciobello Rutelli, altro personaggio fatto di vuoto spinto, e neanche tanto spinto…) Qui a Vicenza, nel piccolo, la situazione è del tutto simile: un sacco di soldi per fare il nuovo teatro comunale e la prima stagione aveva tra i protagonisti lo spettacolo di “Amici” della De Filippi, i Fichi d’India, e altre genialate del genere, senza contare lo splendido e surreale-grottesco discorso del sindaco di Vicenza con tanto di dedica sdolcinata alla mamma pubblicato sull’ormai famigerato Giornale di Vicenza.
May 26
23:59:00.957 ▶▶ Permalink
Così mi ricordo io di come andava culturalmente la parte sana della base sociale prima dell’odierna decadenza. Era un tempo in cui la parola “cultura” aveva autorevolezza. Un ministro dei beni culturali privo di gusto e di consapevolezza dei propri limiti artistici sarebbe stata una follia al solo pensiero, una vergogna e una cosa strutturalmente impossibile, come in un sillogismo aristotelico: il ministro dei beni culturali deve come minimo essere colto; uno che scrive “poesie” brutte e le diffonde non è colto, o come minimo non è serio e fa sorgere dubbi sulla sua capacità di discernere il valore artistico delle cose, perché come minimo anche se avesse il piacere di scrivere versi meno che scarsi se li terrebbe nel cassetto; pertanto costui non finisce a fare il ministro della cultura.
Jun 02
0:04:16.961 ▶▶ Permalink

mumblemumblr: gli americani sono stupidi?

Jun 13
12:50:07.493 ▶▶ Permalink
Blazar […] demolisce la figura del tipico blogger nostrano, e io mi sento d’accordo al cento per cento, pur essendo cosciente di esser colpevole di alcune delle mancanze che attribuisce alla categoria. E mi dispiace, ammettere queste cose, ma se seguissimo meglio i suoi consigli staremmo tutti meglio, saremmo meno supponenti, meno litigiosi, più utili e divertenti, ma purtroppo infatti la natura umana è quel che è (Enrico ottavo re dei re, Enrico ottavo chi più re di me), e non si può far altro che cercare di migliorare, pur sapendo che andiamo contro le nostre proprie inclinazioni e contro tutto l’ecosistema, la cosiddetta blogosfera, che ci circonda, giappone, amicizia, gardenie, kaiserslautern.
Phonkmeister (E non l’ho neanche *ente adattato eh!)
Jun 23
21:12:15.841 ▶▶ Permalink

Reese & Santonio - Rock to the Beat (New Mix)

No, perché ho intravisto in giro per Milano dei cartelloni pubblicitari su Kevin Saunderson, che suppongo suonerà qui a breve: allora controllo su gugol e trovo che è effettivamente così. Morale: io non ci sarò; al momento anche volendo non potrei, e in generale non sono proprio un “tipo da discoteca” -  non più da parecchi anni per lo meno. (E quando lo ero, o -per essere più precisi- lo sarei stato, non potevo perché ero troppo piccolo!) Del resto qui non si può parlare banalmente di discoteca o non discoteca: questa è storia e cultura. Club culture, esattamente. Ripensandoci, il succo della faccenda è che fra poco a Milano passerà a metter dischi un uomo che rappresenta un buon terzo di coloro che hanno “chiuso George Clinton e i Kraftwerk in un ascensore,” inventando la Techno di Detroit. Questa musica non solo ha segnato un’epoca ed un certo periodo della mia giovinezza, ma ha influenzato tutta la musica elettronica da allora fino ai giorni nostri: questo pezzo, in particolare, l’ho sempre amato! Ce l’ho su vinile, di là…. Ed ora che lo riascolto mi vien fatto di pensare che presenta sonorità antesignane di generi molto più moderni ed attuali. Morale della morale: gustatevelo, a meno che non siate metallozzi (integralisti) s’intende. Ah, e chi può, vada a sentirlo: a meno che non siate metallozzi (integralisti) s’intende!

Jul 09
16:43:00.654 ▶▶ Permalink
The culture of Unix, the old-time Net folk, and most real programmers (as opposed to macro authors with widget placement tools) would seem to support teaching new people old methods until those methods are superseded by better methods. You’re trying to hurry the demise of a stalwart method of communication in favor of one that forces old hands to acclimate to something with no clear advantages.
Jul 14
9:42:46.363 ▶▶ Permalink
Permalink” era il titolo di una specie di magazine online di cultura, curiosità e arte varia che per qualche mese curai da designer artidirector impaginatore insieme a un paio di sodali 2.0 molto attivi - purtroppo il numero speciale monografico dedicato alla pornografia, che doveva appunto intitolarsi Spermalink [termine che il blazar credeva di aver genialmente coniato egli stesso per poi scoprire quanto sia invece comune, N.d.R.] non vide mai la luce, dato che la testata fu sacrificata sull’altare del progresso - e delle acquisizioni.
dario (minimamente modificato) in una comunicazione semi-privata
Jul 19
15:24:53.600 ▶▶ Permalink
Mi infastidisce anche molto il fatto di aver studiato qualcosa per sapere esattamente come demolirlo dalle fondamenta, così come ho sempre fatto per il cristianesimo - anche se è come sparare sul cadavere di un bambino. Tuttavia di fronte alla fede cieca delle persone nulla può la documentazione: è la paranoia che governa la fede e nei nomi, nei racconti, nelle immagini un fedele ci vedrà sempre e solo quello che vuole, ottuso fino in fondo.
Sep 10
12:31:38.480 ▶▶ Permalink
Una pacchia fare la giornalista, assicuro. […] È un mestiere di merda il mio e, per giunta, ha il difetto di essere pubblico: sei sottoposto al giudizio di chicchessia, che, pure se al massimo riesce a decifrare le istruzioni per mangiare il popcorn, è convinto, comunque, che potrebbe fare meglio di te. […] Un po’ per questo un po’ perché di fare “l’esperta in cazzate” ne avrei anche abbastanza, mi sono candidata al posto di segretaria al Centro Culturale Italiano qui a Parigi. Contratto a tempo determinato, ça va sans dire, ma insomma manco male: due anni. […] Mi sentivo perfetta: chi meglio di me come segretaria del Centro Culturale Italiano? Chiunque. Manco m’hanno cagata. No, dico, una rispostina standard via mail tipo “la ringraziamo per la sua candidatura ma…” oppure “il cv va anche bene, il problema è che lei ha una faccia di merda.” Niente. Non si usa.
virginie? (minimamente adattato)
Sep 11
0:54:52.996 ▶▶ Permalink

Storie di Vita Rimembrata: la Stecca

Che se la vita è rimembrata, il momento è amarcord. Ma se è rimembrata è anche vissuta. O lo era stata in precendenza, ed io è da mesi che voglio scriverne. Solo che siccome mi riduco sempre all’ultimo, forse non vi dedicherò che poche righe, e forse sarà meglio…

Non ricordo che giorno fosse di preciso, anche se scartabellando un po’ fra sms, log di IM e mail probabilmente potrei trovarlo: credo la prima settimana di aprile. Iniziavo appena a zoppicare: quella sera stessa mi capitò di utilizzare istintivamente l’ombrello come bastone - e di romperlo malamente, ché mica era quello l’uso per cui era stato costruito, neh! Ma tutto ciò avvenne parecchio sul tardi, mentre la nostra storia, cari bimbi, inizia molto prima!

Ci eravamo dati appuntamento con la Ros, i “genitori” e altri per un “ape” all’Isola, il quartiere di Milano dove rimane ancora un po’ di vivibilità e di spazio per intelligenze creative non imbrigliate negli schemi della “città da bere” ed iniziative culturali a misura di persona… E il tutto a cinque minuti dal bausciame di C.so Como!

Praticamente la scusa era l’inaugurazione di un nuovo negozietto “nel cortile del Frida e poi a dire il vero è saltato fuori che il negozietto stesso è del Frida (per come l’ho capita io…) e l’ape l’abbiamo fatto nel cortile, fra il rinfresco per l’inaugurazione e le robe servite normalmente nel locale; per cui meno male per il primo poiché è d’uopo precisare che lì l’aperitivo fa piuttosto schifo, per quelli che sono gli standard meneghini e non solo!

In realtà con quel posto c’ho un rapporto ambivalente: alcune cose mi piacciono, altre meno; l’assenzio (legale, eh!) che servono, ad esempio, mi garba parecchio! Per essere onesto, la verità è che andavo sempre dicendo che il Frida mi sta sulle palle. Eppure i venerdì sera spesso finivamo lì. E non è che mi lamentassi… Come può essere?!? Ah, che fosse per via dell’assenzio? Morale: facciamola breve… ci ho fatto persino la festa di laurea! Non male, per un posto che ti sta sulle palle!! Il fatto è, semplicemente, che era un po’ l’unico locale (che io conoscessi e tutto sommato apprezzassi) che potesse accordarsi ai discordanti gusti dell’eterogeneo gruppo di persone che volevo festeggiasse con me!

Ma insomma, è del Frida che voglio parlare? No, non proprio, ma ormai l’indicatore sul quadrante dell’amarcord è a fondo scala! È chiaro che sto parlando di luoghi a me cari: precisamente ricordo tanti venerdì o sabati sara trascorsi da quelle parti, anzi, quasi in pellegrinaggio fra la Stecca, il Frida, e la Pergola. Beninteso: ciascuno coi suoi tempi, le sue… “atmosfere” e le sue caratteristiche!

Caratteristica precipua della  Stecca, attualmente, è di non esserci più! Me l’hanno buttato giù, bastardi!! Chi?!? Mah, decisamente gli stilisti, almeno inizialmente.

La Stecca, abbreviazione di Stecca degli Artigiani, era una centenaria fabbrica residuo del passato industriale di Milano, posta fra i due giardini di Via Confalonieri, proprio al centro dell’Isola. Abbandonata fino agli anni ’80, fu poi occupata da un gruppo di artisti, tra cui Stefano Arienti, per mostre temporanee. L’area divenne sede di riqualificazione spontanea, coi giardini e gli spazi interni all’edificio riconquistati dalle macerie e dallo stato di abbandono, grazie agli sforzi congiunti di comitati di quartiere ed associazioni varie. Vi si insediarono artigiani, artisti e associazioni culturali che avviarono il recupero degli spazi abbandonati attraverso forme creative di attivazione e coinvolgimento del quartiere, finché non divenne sede di diversi progetti di ogni genere. Per chi, come me, l’ha conosciuta soprattutto dal punto di vista del tempo libero, era uno spazio autenticamente multietnico, caratterizzato da più di un baretto autogestito, dove ci si poteva bere una birra o un cocktail al prezzo a cui una birra o un cocktail dovrebbero costare, ed intanto godersi magari una mostra d’arte. Per non parlare delle iniziative culturali di ogni genere che vi si svolgevano, come certe rassegne di musica sperimentale che ricordo ancor oggi, e che erano quanto mai appropriate al posto.

Gli stilisti, dicevo: ora, questo posto è stato demolito, con la scusa del degrado, per far spazio ad un mostro di idiozia & denaro chiamato “Città della moda.” In realtà ho saputo che quest’ultimo progetto è saltato, ma fatto sta che di quel luogo, di quell’angolo di vivibilità non rimangono che rovine e macerie: sacrificato alle esigenze della speculazione edilizia ed immobiliare, che vi vedrà sorgere -sotto l’ipocrita etichetta di “riqualificazione”- dei nuovi palazzoni, ad uso e consumo di ricconi pronti a vendere ed affittare appartamenti e uffici…

Così, la sera dell’ape, sceso alla fermata di Gioia della metropolitana, mentre per raggiungere gli altri percorrevo il marciapiede a me familiare, per esservi passato tante volte, di via Confalonieri, man mano che mi avvicinavo a quella che sapevo essere stata la Stecca, a quella che già da tempo sapevo non essere più la Stecca, sempre più l’astratto “sapere” lasciava il posto ad un dolorosamente concreto “constatare” cui qualsiasi consapevolezza del mondo non può prepararti: di fronte al vuoto ed alla bruttura delle quattro macerie che hanno lasciato, senti quasi che tutti i pezzi della tua vita che qui sopra ricordavo con nostalgia, quelli trascorsi fra di esse quando ancora macerie non erano bensì muri, e spazi, e luoghi permeati di vita e persone, sono similmente ridotti in frantumi e buttati lì a sfregio.

Sì: è senza la minima retorica che affermo di aver provato un groppo alla gola, che si rinnova tutt’ora -che dovrei anche avere problemi ben più gravi- e che a quanto pare è stato condiviso da tutti quelli che l’avevano vissuto, quel posto, al solo passare accanto alle rovine.

Ed ora, poiché non ci si può rattristire per sempre, forse dovrei dire dell’ape, degli amici, della loro bimba, del negozietto e delle cose esposte, delle chiacchiere, dell’ombrello dapprima dimenticato e poi recuperato, del prosieguo della serata, di come fossi effettivamente dietro la stazione di Lambrate, quando poi l’ombrello si ruppe, di come infine tanto per cambiare raggiunsi il Sud, con l’ombrello rotto e tutto! Forse dovrei, ma avevo iniziato affermando che forse non mi sarei dilungato, ed invece mi sa che ci sono riuscito anche questa volta, per cui forse è meglio finirla qua, forse!

Sep 26
19:58:00.790 ▶▶ Permalink
Vi aspettiamo tutti per un appuntamento pacifico e silenzioso: ci troviamo in Piazza Duomo, sabato 27 settembre 2008 alle 15.30 Precise. Da lì, passando da Palazzo Marino, si prosegue per Via Torino fino alle colonne di San Lorenzo. Parola d’ordine: Tsssss! Zittiamo tutti quelli che incontreremo per strada! Vi invitiamo a partecipare indossando una maglietta bianca autoprodotta con la scritta ‘Scusate il disturbo,’ l’indirizzo del blog e una sottile fascia bianca a mo’ di bavaglio sulla bocca o per chi preferisce, una X bianca. La modalità che abbiamo scelta è prima di tutto performativa ed intende incuriosire la gente, attirare la sua attenzione in un modo civile e ironico: il gruppo  dovrà attenersi alla performance e muoversi al suono di un Tsssss! generale, rispettando le norme del traffico rimanendo sul marciapiede senza invadere la carreggiata.
Il silenzio in questa città, sta causando il deserto culturale, limitando la creatività, impedendo l’aggregazione e lo sviluppo di forme di cultura dal basso.  Vogliamo rispondere a chi gestisce in maniera fallimentare la città, svuotandola, limitando lo sviluppo culturale, sgomberando gli spazi sociali, alimentando il “bisogno di sicurezza,” le paure e l’intolleranza. (via B I K O & scusateildisturbo, parecchio adattato e riassunto da me, con qualche link aggiunto!)

Vi aspettiamo tutti per un appuntamento pacifico e silenzioso: ci troviamo in Piazza Duomo, sabato 27 settembre 2008 alle 15.30 Precise. Da lì, passando da Palazzo Marino, si prosegue per Via Torino fino alle colonne di San Lorenzo. Parola d’ordine: Tsssss! Zittiamo tutti quelli che incontreremo per strada! Vi invitiamo a partecipare indossando una maglietta bianca autoprodotta con la scritta ‘Scusate il disturbo,’ l’indirizzo del blog e una sottile fascia bianca a mo’ di bavaglio sulla bocca o per chi preferisce, una X bianca. La modalità che abbiamo scelta è prima di tutto performativa ed intende incuriosire la gente, attirare la sua attenzione in un modo civile e ironico: il gruppo dovrà attenersi alla performance e muoversi al suono di un Tsssss! generale, rispettando le norme del traffico rimanendo sul marciapiede senza invadere la carreggiata.

Il silenzio in questa città, sta causando il deserto culturale, limitando la creatività, impedendo l’aggregazione e lo sviluppo di forme di cultura dal basso. Vogliamo rispondere a chi gestisce in maniera fallimentare la città, svuotandola, limitando lo sviluppo culturale, sgomberando gli spazi sociali, alimentando il “bisogno di sicurezza,” le paure e l’intolleranza. (via B I K O & scusateildisturbo, parecchio adattato e riassunto da me, con qualche link aggiunto!)

Oct 07
18:04:12.711 ▶▶ Permalink
Serena Piccinini - L’Isola

Dal comunicato stampa:

SERENA PICCININI
Correndo  con le forbici in mano
Dal  15 ottobre al 7 novembre 2008
INAUGURAZIONE martedì 14  Ottobre  2008 ore 19.00
[…] L’idea di mostra ruota  attorno al concetto di Isola per far gioco con il nome popolare del  quartiere milanese che ospita la galleria, che tanto sta lottando per  sopravvivere al progresso: con questa operazione, l’artista riesce,  senza scadere nella retorica a riscrivere una nuova “Storia Infinita”,  in cui lo spettatore-Bastian si trova a combattere, a colpi di sguardo,  al fianco dell’artista-Atreju, per sconfiggere l’invasione di un  nulla contemporaneo molto affamato. […]

(Con link aggiunti da me.)

Serena Piccinini - L’Isola


Dal comunicato stampa:

SERENA PICCININI

Correndo con le forbici in mano

Dal 15 ottobre al 7 novembre 2008

INAUGURAZIONE martedì 14 Ottobre 2008 ore 19.00

[…] L’idea di mostra ruota attorno al concetto di Isola per far gioco con il nome popolare del quartiere milanese che ospita la galleria, che tanto sta lottando per sopravvivere al progresso: con questa operazione, l’artista riesce, senza scadere nella retorica a riscrivere una nuova “Storia Infinita”, in cui lo spettatore-Bastian si trova a combattere, a colpi di sguardo, al fianco dell’artista-Atreju, per sconfiggere l’invasione di un nulla contemporaneo molto affamato. […]

(Con link aggiunti da me.)