Oct 28
19:46:02.823 ▶▶ Permalink
Probabilmente nelle altre lingue fare no con il dito al tizio che ti ha abbrancata in discoteca vuol dire: Oh, sì! Mettimi pure le tue sudaticce mani sulle tette, non vedo l’ora!
Oct 24
0:38:56.985 ▶▶ Permalink
Fermo restando che i puntini di sospensione sono il male, e vanno usati con parsimonia eccessiva, dato che si vedono in giro testi che sembrano fatti da Seurat e non a caso costui era pittore, mica scrittore, eh! chi non mette lo spazio dopo un qualsiasi segno di punteggiatura, escludendo ovviamente l’apostrofo, se la vedrà col mio gatto a nove code. Oggi stress da impaginatore di testi scritti male, si nota?
dario in comunicazione semiprivata, leggermente adattato perché anche le parentesi sono il male™!
Oct 21
0:23:08.974 ▶▶ Permalink
Fermatemi, sto favvvando qualunque cosa.
Oct 20
21:48:03.866 ▶▶ Permalink

Ci vergogniamo?

Io non mi vergogno: temevo di essere io l’analfabeta di ritorno, perché stamane mi era venuto un atroce dubbio fra sogniamo e sognamo [link “a caso” atti ad illustrare il concetto di “sogno…” ;)] che avevo pensato di risolvere con un metodo forse non affidabilissimo ma certo molto immediato: cercare entrambi con Google e contare i rispettivi numeri di hit! Senonché il gugolo mi ha aiutato anche più dandomi come primo risultato la pagina Grammatica italiana - Sogniamo o sognamo? La quale, a sua volta mi dice:

Si scrive sognamo o sogniamo? Ci vergognamo o ci vergogniamo? Nella I coniugazione, le desinenze regolari sono -iamo per la 1a persona plurale dell’indicativo e congiuntivo presente, -iate per la 2a persona plurale del congiuntivo presente di. Quindi si dovrebbe dire:

(che) noi amiamo, (che) noi sogniamo, (che) noi ci vergogniamo che voi amiate, che voi sogniate, che voi vi vergogniate.

Ma il gruppo -gni- a qualcuno dà fastidio. Come regolarsi?

Vi sono diverse posizioni:

  • Il Satta, pur citando vari esempi, anche illustri, di forme senza la i, continua a esprimere la sua preferenza per la coniugazione regolare: prima persona plurale, noi sogniamo all’indicativo e congiuntivo; seconda persona plurale, voi sognate indicativo, che voi sogniate congiuntivo.
  • Il Serianni ammette sia le forme con la i, che quelle senza.
  • Il Sensini riporta come ormai entrate nell’uso le forme senza la i.
  • Il DISC Compact dà senza commenti: sogniamo sognate all’indicativo, sogniamo sogniate al congiuntivo.

Quindi, ognuno fa come crede.

E quindi non mi vergogno, visto che a quanto pare la questione è abbastanza controversa. Analfabbeto (cit.) di ritorno lo sono, ma non è questa l’istanza che lo dimostra!

Oct 18
19:09:00.756 ▶▶ Permalink
Viva soddisfazione negli ambienti leghisti. [Per la mozione sull’istituzione di classi differenziate per i bambini immigrati, con tanto di prova che attesti la conoscenza minima della lingua italiana.] “Le scuole saranno presto libere dalla prole extracomunitaria,” ha dichiarato un gongolante Calderoli, ministro della semplificazione. “Il test d’italiano è davvero difficile: io è già quattro volte che provo a finirlo, ma non c’è verso.”
Oct 03
14:26:43.560 ▶▶ Permalink
Sep 25
19:50:03.784 ▶▶ Permalink

Totò e Peppino a Milano

Vabbe’, va! Consoliamoci con questa scena indimenticabile: ma… senza esagerare, eh!

Sep 24
22:53:00.911 ▶▶ Permalink
Le strade sono di chi ama! [Eh, in mancanza di Street Hawk… Suvvia, si fa per sdrammatizzare, N.d.”R.”] Vogliono farci credere che con qualche pattuglia in più la nostra vita cambierà, ci sentiremo sicuri, e quindi felici. Vogliono farci credere che degrado è sinonimo di straniero, che il degrado si sconfigge con le ordinanze, i manganelli, le multe o gli arresti. […] Vogliono farci credere che la soluzione sta nell’esclusione, nell’emarginazione, nella tolleranza zero. […] Siamo il paese europeo con il minor tasso di integrazione razziale… […] significa che i delinquenti si fermano in Italia mentre gli stranieri “buoni” se ne vanno in Francia, Germania, Olanda?!? O forse dipende dal fatto che, tanto per fare un esempio, la Francia investe il triplo di noi in case popolari, garantisce ad ogni persona che lavora onestamente il diritto alla casa, alla previdenza, alla salute, e quindi permette a (quasi) tutti di integrarsi nella società, senza bisogno di delinquere? […] La delinquenza certo va punita. Ma va anche prevenuta. Chi è disperato ha bisogno di delinquere, e trova il modo di farlo anche se si triplicano le pattuglie. Non c’è qualità della vita in uno stato di polizia. È la sicurezza che schiaccia la libertà. […] vi ho solo riportato le considerazioni di un gruppo di amici che ieri ha bevuto una birra insieme, meditando un’opposizione ad un sindaco che vuole sgomberare un centro sociale sede di 27 associazioni no-profit, tra cui Emergency e Africa Insieme, che tra le varie cose realizza corsi d’italiano gratuiti per immigrati. In nome della legalità.

Le strade sono di chi ama! [Eh, in mancanza di Street Hawk… Suvvia, si fa per sdrammatizzare, N.d.”R.”] Vogliono farci credere che con qualche pattuglia in più la nostra vita cambierà, ci sentiremo sicuri, e quindi felici. Vogliono farci credere che degrado è sinonimo di straniero, che il degrado si sconfigge con le ordinanze, i manganelli, le multe o gli arresti. […] Vogliono farci credere che la soluzione sta nell’esclusione, nell’emarginazione, nella tolleranza zero. […] Siamo il paese europeo con il minor tasso di integrazione razziale… […] significa che i delinquenti si fermano in Italia mentre gli stranieri “buoni” se ne vanno in Francia, Germania, Olanda?!? O forse dipende dal fatto che, tanto per fare un esempio, la Francia investe il triplo di noi in case popolari, garantisce ad ogni persona che lavora onestamente il diritto alla casa, alla previdenza, alla salute, e quindi permette a (quasi) tutti di integrarsi nella società, senza bisogno di delinquere? […] La delinquenza certo va punita. Ma va anche prevenuta. Chi è disperato ha bisogno di delinquere, e trova il modo di farlo anche se si triplicano le pattuglie. Non c’è qualità della vita in uno stato di polizia. È la sicurezza che schiaccia la libertà. […] vi ho solo riportato le considerazioni di un gruppo di amici che ieri ha bevuto una birra insieme, meditando un’opposizione ad un sindaco che vuole sgomberare un centro sociale sede di 27 associazioni no-profit, tra cui Emergency e Africa Insieme, che tra le varie cose realizza corsi d’italiano gratuiti per immigrati. In nome della legalità.

Sep 10
10:29:16.395 ▶▶ Permalink
Ad una romana mora nuda
(era pacifica, pare)
i tanga bagnati:
ecco gelarti tra le gocce!
Il re deve vederli:
è libido godibile…
Ora pirla, al riparo!
— (Estratto rimescolato dalla pagina delle) frasi palindrome italiane dal non blog di Luca Sironi
Aug 30
13:14:00.509 ▶▶ Permalink
Scusi tanto il disturbo, io tengo una rubrichina, un po’ per celia… che si occupa dei neologismi sui quotidiani, ed ho letto il suo elzeviro sul Corriere di sabato u.s. in cui lei cita Bova che “perde le traveggole” per una diciassettenne. Poiché ho trovato nei vari dizionari solamente l’uso che se ne fa nella forma di “avere le traveggole,” risalente al Boccaccio, e poiché sono certo che lei abbia voluto lanciare una gioiosa provocazione, la pregherei, per la gioia dei miei dodici lettori, se volesse essere così cortese da segnalarci dove minchia ha trovato questa novità.
Aldo Vincent (minimamentadattato, che ce n’era bisogno…)
Aug 28
20:00:00.791 ▶▶ Permalink
Perdonatemi se trovate strafalcioni nei miei post. Io li penso in dialetto barese e poi li traduco in italiano. Qualche errore di trascrizione sfugge sempre.
Aug 21
19:18:00.762 ▶▶ Permalink
CP850 differs from CP437 in that many of the box drawing characters, Greek letters, and various symbols were replaced with additional Latin letters with diacritics, thus greatly improving support for Western European languages […] At the same time, the changes frequently caused display glitches in programs that actually made use of the box drawing characters to display a GUI-like surface in text mode, such as the ubiquitous Turbo Pascal. [Except that for me it was Turbo C++ 3.0 for DOS, and yeah: I confess that back then, for some time I thought that those esoteric symbols should have had some sound significance I just couldn’t grasp… until I realized it was just a royal encoding pita!]
11:24:00.433 ▶▶ Permalink
Muoio di fame sui Navigli con altri bloggers. [E te lo meriti: (i) per essere un blogger, (ii) per essere con altri blogger, (iii) per scrivere “bloggers.”]
Jul 28
16:23:55.641 ▶▶ Permalink

Mo'

Chiese lo zio bleiz…

Siccome che so che qui [ma non dico mica “qui” dove eh!] ci sono fior fior di personcine che se la cavano bene con la lingua, volevo chiederci a lor signori di risolvermi un dubbio, volevo: no, perché lo so che è dialettale, ma comunque se io voglio scrivere “mo’” nel senso di “ora” come che mi piace fare, va bene così con l’elisione come che ho sempre fatto, cioè è un’elisione? E se sì, di cosa, già che ci siamo? Oppure con l’accento? Dai, qual è quella corretta?

Rispose catastrofe

A rigore: mo’, con l’apostrofo, sta per “modo” e viene usato nell’espressione “a mo’ di” mentre nel senso di “ora” va con l’accento anche se, in diversi dizionari, viene segnalata pure la forma con l’apostrofo anche per quest’ultimo.

Rispose aitan

Il Dizionario Treccani attesta la voce mo e quella (che anch’io preferisco) con l’apostrofo che deriva comunque da ‘modo’ come il mo’ di a mo’ di. L’avverbio è oggi usato in tutto il sud Italia e anticamente doveva essere molto più diffuso. Dante nella Commedia ne fa un largo uso, normalmente senza né apostrofo né accento:

menava io li occhi per li gradi,
mo sù, mo giù e mo recirculando.
(Paradiso, XXXI)

colui che mo si consola con nanna
(Purgatorio, XXII)

Se tu pur mo in questo mondo cieco
caduto se’ di quella dolce terra
latina ond’io mia colpa tutta reco,
dimmi se Romagnuoli han pace o guerra
(Inferno, XXVII).

Rispose precisa come al solito zia mitì

Io uso mo’, sostantivo maschile invariato, forma apocopata di “modo” nelle locuzioni “a mo’ di”: a mo’ di esempio. Mo (senza accento e con l’accento fa lo stesso) è un avverbio temporale e si usa nel senso di “ora”: mo che sei arrivato, possiamo cominciare.

Rispose quel gran simpaticone di puscic

mò basta, che per un avverbio tutte ‘ste parole son fin troppe!

May 30
16:49:13.659 ▶▶ Permalink
L’altra [certezza esistenziale che ho] è che solitamente, e con le immancabili eccezioni, i blog che hanno come titolo un gerundio o una locuzione avverbiale sono delle minchiate cosmiche.