A me ‘clacsonare’ ricorda sempre Amici Miei… come se fosse antani? (via Scrittestrane: Non clacsonare)
A me ‘clacsonare’ ricorda sempre Amici Miei… come se fosse antani? (via Scrittestrane: Non clacsonare)
Siccome che so che qui [ma non dico mica “qui” dove eh!] ci sono fior fior di personcine che se la cavano bene con la lingua, volevo chiederci a lor signori di risolvermi un dubbio, volevo: no, perché lo so che è dialettale, ma comunque se io voglio scrivere “mo’” nel senso di “ora” come che mi piace fare, va bene così con l’elisione come che ho sempre fatto, cioè è un’elisione? E se sì, di cosa, già che ci siamo? Oppure con l’accento? Dai, qual è quella corretta?
A rigore: mo’, con l’apostrofo, sta per “modo” e viene usato nell’espressione “a mo’ di” mentre mò nel senso di “ora” va con l’accento anche se, in diversi dizionari, viene segnalata pure la forma con l’apostrofo anche per quest’ultimo.
Il Dizionario Treccani attesta la voce mo e quella (che anch’io preferisco) con l’apostrofo che deriva comunque da ‘modo’ come il mo’ di a mo’ di. L’avverbio è oggi usato in tutto il sud Italia e anticamente doveva essere molto più diffuso. Dante nella Commedia ne fa un largo uso, normalmente senza né apostrofo né accento:
menava io li occhi per li gradi,
mo sù, mo giù e mo recirculando.
(Paradiso, XXXI)colui che mo si consola con nanna
(Purgatorio, XXII)Se tu pur mo in questo mondo cieco
caduto se’ di quella dolce terra
latina ond’io mia colpa tutta reco,
dimmi se Romagnuoli han pace o guerra
(Inferno, XXVII).
Io uso mo’, sostantivo maschile invariato, forma apocopata di “modo” nelle locuzioni “a mo’ di”: a mo’ di esempio. Mo (senza accento e con l’accento fa lo stesso) è un avverbio temporale e si usa nel senso di “ora”: mo che sei arrivato, possiamo cominciare.
mò basta, che per un avverbio tutte ‘ste parole son fin troppe!
Le strade sono di chi ama! [Eh, in mancanza di Street Hawk… Suvvia, si fa per sdrammatizzare, N.d.”R.”] Vogliono farci credere che con qualche pattuglia in più la nostra vita cambierà, ci sentiremo sicuri, e quindi felici. Vogliono farci credere che degrado è sinonimo di straniero, che il degrado si sconfigge con le ordinanze, i manganelli, le multe o gli arresti. […] Vogliono farci credere che la soluzione sta nell’esclusione, nell’emarginazione, nella tolleranza zero. […] Siamo il paese europeo con il minor tasso di integrazione razziale… […] significa che i delinquenti si fermano in Italia mentre gli stranieri “buoni” se ne vanno in Francia, Germania, Olanda?!? O forse dipende dal fatto che, tanto per fare un esempio, la Francia investe il triplo di noi in case popolari, garantisce ad ogni persona che lavora onestamente il diritto alla casa, alla previdenza, alla salute, e quindi permette a (quasi) tutti di integrarsi nella società, senza bisogno di delinquere? […] La delinquenza certo va punita. Ma va anche prevenuta. Chi è disperato ha bisogno di delinquere, e trova il modo di farlo anche se si triplicano le pattuglie. Non c’è qualità della vita in uno stato di polizia. È la sicurezza che schiaccia la libertà. […] vi ho solo riportato le considerazioni di un gruppo di amici che ieri ha bevuto una birra insieme, meditando un’opposizione ad un sindaco che vuole sgomberare un centro sociale sede di 27 associazioni no-profit, tra cui Emergency e Africa Insieme, che tra le varie cose realizza corsi d’italiano gratuiti per immigrati. In nome della legalità.
Totò e Peppino a Milano
Vabbe’, va! Consoliamoci con questa scena indimenticabile: ma… senza esagerare, eh!
Eccallà! Momento di Orgoglio Nazionale? Un italiano vince l’Ig Nobel, via Repubblica.it:
Mi occupo di interazione tra i sensi. L’obiettivo era capire come la percezione uditiva influenza la percezione del cibo. Per riuscirci, era necessario far mangiare un soggetto variando il suono prodotto durante la masticazione e, soprattutto, somministrargli a sua insaputa qualcosa che in realtà avesse sempre le stesse caratteristiche […] Esattamente. Abbiamo scelto una marca in cui ogni patatina ha la stessa forma e la stessa consistenza. Abbiamo fatto entrare dei volontari in una cabina insonorizzata, li abbiamo dotati di cuffie e, durante l’esperimento, abbiamo amplificato e distorto i suoni in vario modo. È emerso che, anche se erano tutte uguali, questo faceva cambiare i giudizi su quanto erano croccanti e fresche.
(Link inserito da me e se ci si clicca sopra si capisce anche perché!)
Io non mi vergogno: temevo di essere io l’analfabeta di ritorno, perché stamane mi era venuto un atroce dubbio fra “sogniamo” e “sognamo” [link “a caso” atti ad illustrare il concetto di “sogno…” ;)] che avevo pensato di risolvere con un metodo forse non affidabilissimo ma certo molto immediato: cercare entrambi con Google e contare i rispettivi numeri di hit! Senonché il gugolo mi ha aiutato anche più dandomi come primo risultato la pagina “Grammatica italiana - Sogniamo o sognamo?” La quale, a sua volta mi dice:
Si scrive sognamo o sogniamo? Ci vergognamo o ci vergogniamo? Nella I coniugazione, le desinenze regolari sono -iamo per la 1a persona plurale dell’indicativo e congiuntivo presente, -iate per la 2a persona plurale del congiuntivo presente di. Quindi si dovrebbe dire:
(che) noi amiamo, (che) noi sogniamo, (che) noi ci vergogniamo che voi amiate, che voi sogniate, che voi vi vergogniate.Ma il gruppo -gni- a qualcuno dà fastidio. Come regolarsi?
Vi sono diverse posizioni:
- Il Satta, pur citando vari esempi, anche illustri, di forme senza la i, continua a esprimere la sua preferenza per la coniugazione regolare: prima persona plurale, noi sogniamo all’indicativo e congiuntivo; seconda persona plurale, voi sognate indicativo, che voi sogniate congiuntivo.
- Il Serianni ammette sia le forme con la i, che quelle senza.
- Il Sensini riporta come ormai entrate nell’uso le forme senza la i.
- Il DISC Compact dà senza commenti: sogniamo sognate all’indicativo, sogniamo sogniate al congiuntivo.
Quindi, ognuno fa come crede.
E quindi non mi vergogno, visto che a quanto pare la questione è abbastanza controversa. Analfabbeto (cit.) di ritorno lo sono, ma non è questa l’istanza che lo dimostra!