Feb 17
13:10:00.548 ▶▶ Permalink

Probabilità

Secondo me non è vero, come sostengono i Giovani Tromboni, che possedere un SUV sia condizione necessaria per essere un coglione, né che sia condizione sufficiente. Però, dovendo scegliere, è molto più probabile la seconda: non è che se ti imbatti in un coglione la prima cosa che ti viene in mente è di chiederti se ha un SUV. A meno che nel momento in cui ti ci imbatti non sia al volante di un SUV, nel qual caso la cosa è scontata… Viceversa, quando vedi un SUV anche solo parcheggiato, ti chiedi: chi è quel coglione che ha comprato ‘stammerda?!? Io veramente mi chiedo: chi è quello stronzo che ha comprato ‘stammerda?!? C’è una sfumatura di significato, eh! Ma la sostanza non cambia: l’aggettivo che ho usato sposta il discorso sulla probabilità. Così, semplicemente, la probabilità che il padrone di un SUV sia uno stronzo pieno di soldi, per di più, è molto alta. Non me ne parlate, che spesso mi trovo sotto casa un coso, un mostro, un veicolo, che non so nemmeno se tecnicamente sia un SUV: trattasi di pickup dalla lunghezza di una limousine, dal nome tipo Navona, Nasona, Navara o qualche stronzata del genere, col cassone cabinato che conferisce un tocco lussuoso al suo aspetto imponente che per lo più sembra studiato apposta per incutere un timore reverenziale nel povero stronzo che vi si imbatte per strada. Il cassone cabinato, che vanifica l’unica utilità che potrebbe avere un pickup per quelle persone per cui un pickup può avere qualche utilità. Semplicemente, un bastardo (il veicolo) mangia-parcheggi in questa zona dannata in cui già scarseggiano, tanto il bastardo (del proprietario) c’avrà un box da qualche parte e solo per soste temporanee e sboronìa la lascia in strada: infatti non la vedo sempre… Viceversa, un coglione sufficientemente imbottito di cash, è probabile che compri un SUV, ma meno: infatti potrebbe estrinsecare la propria arroganza in qualche altra tipologia di auto da bauscia, purché atta ad esprimere la propria superiorità nei confronti della vile plebaglia! Infine, se parliamo di Porsche Cacchenne, le probabilità tendono vertiginosamente al 100%.

Apr 17
12:56:00.497 ▶▶ Permalink
Siamo quelli che guardano “Buona Domenica”. Siamo quelli che comunque ascoltano sempre cosa dice il Papa. Siamo quelli che comprano i Suv. Siamo quelli che hanno più cellulari di tutti. Siamo quelli che guardano i film di Natale. Siamo quelli che non vogliono pagare le tasse. Siamo quelli che leggono solo La Gazzetta. Siamo quelli che non vogliono andare a fondo nell’inchiesta sul G8. Siamo quelli che dicono che Luttazzi è volgare. Siamo quelli che si raccomandano a Padre Pio. Siamo quelli che dicono che i ragazzi di Salò e i partigiani erano la stessa cosa. Siamo quelli che comprano i calendari delle veline. Siamo quelli che credono negli “eroi di pace” Siamo quelli che vogliono la galera per l’extracomunitario che ruba l’autoradio e un ministero per un politico che ruba miliardi. Siamo quelli che dicono che la politica non gli interessa. Siamo quelli che fanno spinning e non vanno in bici. Siamo quelli che fanno satira con i soldi di Berlusconi, sui media di Berlusconi, perché tanto Berlusconi è liberale. Noi no. Noi non siamo nessuno di quelli. Noi non ce lo meritiamo Berlusconi. Se lo merita chi l’ha votato.
May 26
0:15:00.968 ▶▶ Permalink
Il semaforo di corso Tazzoli [a Torino] è rosso. Lui, con calma, tira il freno a mano e scende dal suo Suv scuro. Osserva la colonna di auto in coda alle sue spalle. Poi la Panda azzurra che ha affiancato. Al volante c’è una giovane impiegata, Jessica G., che intuisce la minaccia e cerca di uscire dall’auto. Lui, senza una parola, si aggrappa alla portiera e la sbatte violentemente contro la ragazza. Vuole farle male. Lei reagisce, urla, chiede aiuto. Lui, in silenzio, le molla un pugno in faccia, poi tra le costole, altri sulla schiena. Nessuno l’aiuta. Nessuno chiama la polizia. Si godono lo spettacolo attraverso i parabrezza, senza intervenire. Jessica, un chilometro prima, aveva fatto un errore imperdonabile. Aveva osato suonare il clacson, seccata perché un grosso Suv scuro le aveva tagliato la strada. Il semaforo diventa verde, poi rosso, poi ancora verde e di nuovo rosso. Lui ha tempo di sfogare la sua rabbia indisturbato, fino a quando le urla di un ragazzo eritreo, uscito dal vicino dormitorio, gli suggeriscono che è ora di andarsene. […Le persone] Guardavano e non muovevano un dito, come se fosse un spettacolo, come dei voyeur. […] L’unica risposta positiva è arrivata da un ragazzo eritreo e da un extracomunitario senza documenti che, nonostante tutto, si è offerto di testimoniare.
LASTAMPA.it (Merde! “Loro” sanno chi sono…)
Aug 31
12:36:31.483 ▶▶ Permalink
Il mio amico, anzi moroso, ha un negozio di ferramenta in centro a Empoli. Gli dico: “Paolo nel cartello che appendi fuori non specificare il motivo per cui non sei in negozio.” Lui duro. Cartelli esposti nel tempo: Chiuso per mal di mischia. Chiuso perché sembrava mi fosse passato invece no. Chiuso perché hanno ripreso a bucarsi davanti alla vetrina e non avendo una personalità ben definita ho iniziato a drogarmi anch’io. Chiuso per visita ufficio igiene, le ho chiesto se diventava la mia morosa e lei non solo ha detto no ma mi ha fatto il verbale per pederastia. Chiuso perché ho finito i coprizampe per cammelli mi sono rimasti otto gilerini per le scimmie (se interessano suonate il citofono). Chiuso perché quando vedo le persone con il Suv mi viene da vomitare.
Maurizio Milani via maisuccesso (con minuscolo linchino aggiunto da me che chi lo capisce è bravo, che tanto più surreali di Milani non lo si sarà mai!)
Sep 17
19:46:36.782 ▶▶ Permalink
Gli assassini di Abdul dopo averlo rincorso al grido di sporco negro e averlo ucciso a sprangate hanno dichiarato di non essere razzisti. Nei Paesi civili queste persone fanno parte del sottoproletariato urbano, e le loro idee sono una reazione all´emarginazione culturale che devono subire e soffocare nell´alcol. […] La vera anomalia italiana è questa. Se in ambienti elitari […] si respira un´aria europea, laica, antirazzista, antiomofoba, nella provincia non si toccano i livelli di razzismo delle periferie delle metropoli europee, ma si rimane a un penoso livello intermedio intriso di provincialismo bigotto. Emblematico il caso di Daniel, nigeriano, licenziato dalla Vismara. Dopo insulti razzisti, scherzi da caserma, finalmente trova il coraggio di denunciare e viene licenziato. Passino i colleghi padani parigrado, ma che dire del capo del personale e coloro i quali hanno deciso per il licenziamento? Questa è la classe dirigente italiana. Dei fighetti di provincia vestiti da «alla domenica andando alla Messa» che vogliono sfidare la globalizzazione al grido di «mogli e buoi e paesi tuoi,» con le solite batuttine su froci, negri e zingari, a cavallo di un SUV.