Judo: Seiryoku zen’yō (via JudoVision)
Devo dire, non sempre riesco a comprendere appieno i titoli dei posti sul sempre ottimo JudoVision: in questo caso ho comunque realizzato che è stato preso pari pari dal filmato. (Di cui incidentalmente lamento la trascrizione alquanto imprecisa…) Allora perché questo titolo nel filmato? “Seiryoku zen’yō” costituisce, insieme a “Jita kyo’ei” il fondamento “filosofico” del Judo; questi principi sono variamente traducibili, ma le descrizioni più comune in italiano sono in termini rispettivamente di:
Ora, il Judo è praticamente per definizione… per tutti! Ma il moderno Judo sportivo, come per qualsiasi pratica agonistica specializzata, non lo è affatto e richiede doti di preparazione atletica in termini di forza muscolare ed agilità, non comuni. Una buona tecnica di base, ovviamente, deve esserci sempre: ma spesso vediamo una buona entrata, azzeccata, poi conclusa di forza. In questa bellissima compilation, invece, viene posto l’accento su proiezioni che esaltano lo spirito dello Seiryoku zen’yō basandosi soprattutto su una perfetta esecuzione tecnica in cui la forza fisica non appare l’elemento preponderante e ci fa assistere a kaeshi, renraku, finte, ed interessantissime variazioni personali di tecniche accademiche.
Oggi, 3 settembre 2008, è l’anniversario del 3 settembre 2001: una data che ai più non dirà nulla, ed ai meno pure: per me fu l’inizio del servizio civile, ed anche se di norma quest’ultimo non è il genere di evento che la gente ricorda con espressioni gioiose o cotillon quali cappellini di carta a punta e lingue di Menelik, io ogni anno ci penso con un po’ di benevolenza e financo nostalgia. Se qualcuno propone il 31 agosto come Capodanno, io sono d’accordo con il periodo in generale, ma forse propenderei più precisamente proprio per questa data!!
In questo post, quindi, voglio parlare un po’ del mio servizio civile…
Detto per inciso, le lingue di Menelik sono quelle trombette srotolabili di carta da festa che fanno da complemento ai cappellini a punta, per cui invece di dire “lingue di Menelik” avrei potuto dire “trombette srotolabili di carta da festa che fanno da complemento ai cappellini a punta” solo che siccome che per qualche motivo che non ricordo assolutamente, conosco il loro vero nome, mi bullo dicendolo… E così istruisco pure i miei due o tre lettori!
La mia incredibile erudizione, comunque, non spiega come mai io ricordi con benevolenza e financo nostalgia l’inizio del mio servizio civile: intanto perché ero più giovane, anche se non sono uno di quelli che indulgono nei “momenti amarcord” al punto di rendersi ridicoli o se lo sono, non me ne rendo conto… ed in tal caso gradirei che mi si lasciasse pascere nella mia beata ignoranza! Poi perché all’epoca stavo certamente meglio di adesso. Ma se è per questo potrei anche rimpiangere il giorno che un piccione mi cagò in testa, ed allora il 3 settembre perderebbe di ogni significato: invece mi è caro perché, anche se quel giorno io non lo sapevo ed anzi pensavo che fosse tutta una grande sbatta, nel complesso l’esperienza fu positiva, e ad ogni modo ha avuto un’eco tanto grande nella mia vita e ad esempio nelle mie amicizie che posso affermare senz’ombra di dubbio che l’ha influenzata in maniera determinante!
Suffice to say che ben un terzo delle relazioni sentimentali che io considero importanti nella mia vita deriva da lì… Per i più tardi: significa che ci ho una ex che ho conosciuto dove ho fatto il civile, neh! (E che ci ho tre “ex” che considero importanti…)
Ad ogni modo so che i più furbetti a questo punto mi faranno notare che “oggi” non è più il 3 settembre 2008 poiché è già passata la mezzanotte. Io potrei anche fare il superiore ed ignorarli, ma qualcuno più furbetto di altri mi farebbe notare che le 13:40 del giorno successivo sono ben più di quanto la maggior parte della gente accetterebbe come definizione di “già passata la mezzanotte” ed io, dopo avergli comunque fatto doverosamente notare che è un gran rompicoglioni, dovrei ammettere che ho un tantinello procrastinato la stesura di questo post.
In effetti, due sono le cose da dire: la prima è che nonostante tutto, cioè le mie condizioni di salute attuali e bla e bla bla, non solo non mi annoio, ma per fortuna riesco a tenere la mente impegnata tanto che ogni sera arrivo all’ora di sbrandare che sono sempre un po’ incazzato per tutte le cose che avrei voluto fare (leggere, imparare, rielaborare, scrivere) e che ogni mattina sento che “oggi è il giorno buono che ce la faccio” ed invece sono sempre più quelle che lascio indietro di quelle che riesco a sbrigare, con altre -nuove- che intanto si accumulano. La seconda… non me la ricordo!! Ché se la memoria a lungo termine pur non essendo eccezionale credo sia superiore alla media, quella a breve è completamente fottuta!
Fatto sta che stamattina ieri mattina, rinfrancato dal pensiero che è era il 3 settembre e ben disposto da tale pensiero, ho avuto la precisa premonizione che sarebbe stato “il giorno buono che ce la faccio:” a posteriori (che non è mai male!) guardando i post di ieri, si può notare quanto poco ci abbia preso!! Ed allora la seconda cosa da dire potrebbe essere proprio questa: che questo stesso articolo è mancato, e ieri notte all’ora di sbrandare, mi sono incazzato per non essere riuscito a scriverlo; diventa quindi molto autoreferenzialmente un meta-articolo sulla procrastinazione.
But it can get even worse than that: per fare un esempio, che i più non capiranno e i meno pure, sono attivo su un forum tecnico sul più bel linguaggio di programmazione del mondo. Però era da un po’ che o scrivevo solo risposte più o meno standard per niubbi o questioni per così dire amministrative, relative al sito stesso, ma niente di che; finalmente settimana scorsa ho trovato tempo e voglia per chiedere una cosa “seria” di programmazione che da un po’ mi frullava in testa e mi sono state fornite ben tre (famiglie di) risposte diverse. Poiché è un argomento a mio avviso alquanto interessante, è da allora che voglio prendere la discussione e farne da una parte un sunto e dall’altra espandere un po’ sul soggetto -in altre parole “rielaborarlo e sistematizzarlo”- mettendo tutto insieme in un articoletto per il mio use.perl journal (una specie di blog tecnico su un altro sito da nerd!) ed è da allora che ogni mattina mi vado ripetendo: “oggi ce la faccio!” Eppure, ogni giorno, arrivato a sera: niente, nada, nisba!
In un certo senso, scrivere l’articoletto di cui sopra è la cosa a cui tengo di più. Però c’è da ragionarci un po’ su, ci vuole impegno. Ed allora fra una cosa che in termini di impegno e fatica richiede 10 (in qualche unità di misura) e cinque che richiedono 1 (in qualche unità di misura) si finisce sempre per scegliere le seconde. Ehm… qualcuna delle seconde. Vabbe’, cazzo! Una…
Oggi sarà il giorno buono che ce la faccio? Boh, la mattinata ormai è andata… Se ce la faccio, poi il feed dello use.perl journal viene automaticamente importato qui. E poi di solito mi diverto a modificare l’articolo importato, per esempio traducendolo. L’ultima volta, l’ho fatto: era il post sul perlativo. Che peraltro mi ha fatto vincere una meritata menzione d’onore come mejo semio-segaiolo della storia di cui ancora vado orgoglione!
Morale: oggi sarà il giorno buono che ce la faccio?
Sapete una cosa? Alla fine mi sa che nel mio articolo sul 3 settembre e sul mio servizio civile, del 3 settembre e del mio servizio civile non vi dico proprio una ciunfa di minchia!