Sep 06
12:54:16.496 ▶▶ Permalink
[…] Alla fine dell’articolo, tuttavia, mi interrogo su un fenomeno culturale di sfondo, di cui la sua lettera è soltanto l’ennesima espressione: come mai libri ateisti, per quanto fondati o infondati siano, generano tutto questo nervosismo? In fondo, nella filosofia occidentale, il naturalismo filosofico ateistico è sempre esistito e ha spesso duettato e dialogato apertamente con pensieri religiosi. Da qualche tempo invece, in Italia, non se ne può nemmeno parlare, come se del trascendente potessero occuparsi solo quelli che vi credono. Una ben strana concezione, non trova? Perché mai la fede dovrebbe essere un territorio off limits, alieno da discussioni e da critiche? Tanto più in un paese in cui essa ha un tale rilievo pubblico, mediatico e politico? Rischiamo così di dare per scontate sciocchezze come quella secondo cui, senza la fede, non potrebbe esistere alcuna etica o convivenza civile. Ha ragione, il raziocinio non soppianterà mai il desiderio di trascendenza e di mistero, e forse è un bene così perché come lei dice giustamente questa attitudine è profondamente umana. Ma mi convinco sempre più che un pizzico di tollerante e disincantato raziocinio farebbe un gran bene anche alla fede e ai suoi sempre più zelanti rappresentanti terreni.
Telmo Pievani in risposta a “Marco” (minimamente adattato)
Oct 18
17:33:00.689 ▶▶ Permalink

Del perché son di sinistra, se così si può dire!

Da un vecchio commento, che ho deciso di salvare dall’obìo


Scrive zeropuntodue:

“Sinceramente mi inquieta e rende profondamente triste sapere che non uno, ma due e forse più comuni della mia provincia e regione vogliono passare al Trentino. Non per la cultura, non per le tradizioni, ma perchè lì si vive meglio. […] Ho votato secondo coscienza, secondo il mio concetto di democrazia, ovvero far rappresentare i propri interessi.”

Rispondo io:

Ho votato a Sinistra -quella vera- perchè ho votato secondo coscienza anch’io, indipendentemente dal mio concetto di democrazia -nei confronti della quale con gli anarchici sono piuttosto scettico- perché credo nell’assistenzialismo come in un valore fondamentale che distingue gli umani (evoluti) dalle bestie, ed in questo senso mi intristisce profondamente che parte dell’elettorato storico della Sinistra sia passato direttamente alla lega: perché per quel che mi riguarda non si vota e non si è di Sinistra per i propri interessi, o per dirla in un altro modo: non lo si è se non fanno parte dei propri interessi anche quelli della collettività in generale, il più allargata possibile. Suppongo che persino i gerarchi nazisti fossero delle ottime persone nelle loro famiglie, e fossero affettuosi con i propri figli per cui desideravano il meglio. Ciò non toglie che fossero dei criminali di tale incommensurabile portata che sarebbe persino difficile scriverne in due righe. Quanto a me, amo la mia città e mi sento milanese: ne sono financo in qualche modo orgoglioso. Ma più di quanto mi sento milanese, mi sento cittadino del Nord Italia. Ancora, mi sento cittadino del Nord Italia, ma meno di quanto mi senta italiano tout court. E mi sento italiano, ma meno di quanto mi senta europeo. Mi sento europeo, ma meno di quanto mi senta -sopra tutto- un essere umano. È questa la base emotiva di valori per cui pur non riuscendo a trovare una collocazione precisa cui affibbiare un’etichetta (comunista, socialista, anarchico, etc.) io mi riconosco nettamente come “una persona di Sinistra.” Non perché abbia letto, putacaso, Marx ed Engels ed abbia ricevuto l’illuminazione: “Oh, forti sti due! Hanno proprio ragione!!” Non ci arrivo mediante un percorso razionale, perché razionalmente si possono sostenere tesi tanto di destra che di Sinistra, ed oltre - e discuterne ad nauseam senza giungere ad alcuna conclusione; bensì per questioni emotive, viscerali, aprioristiche rispetto a tutte le riflessioni ed i meccanismi della Politica, quella con la “P” maiuscola - nei confronti della quale io sono, lo ammetto, fondamentalmente ignorante.

Al mio amico Pannokkio, che dopo aver letto questo pezzo mi chiede: “insomma, per te e un po’ come una religione?” rispondo, precisando ulteriormente:

No e non vedo perché. È un po’ come una emozione. Anzi, è una emozione. Voglio dire che non esiste un ragionamento razionale sufficientemente forte da farmi cambiare orientamento di massima; anzi, non escludo a priori che esista: sono sempre disponibile a cambiare tutte le mie opinioni. Semplicemente, lo dubito fortissimamente. [… Per spiegarlo in altro modo] diciamo che è il mio orientamento politico a discendere dalla mia morale e dalla mia etica e non viceversa. Queste ultime esisterebbero anche in un vuoto di nozioni politiche.

La religione è tutt’altro ed ha a che fare con la fede. Io non ho parlato di fede. Anzi, precisamente credo che etica e morale esistano indipendentemente da essa: che è proprio ciò che [in genere] viene messo in dubbio dai religiosi tutti, col papa in testa.