Jun 08
10:50:00.409 ▶▶ Permalink

Storie di vita vissuta: marcoa

Chi è marcoa? Semplice: uno stronzo! Ovviamente questo è un mio giudizio soggettivo, ma è anche condiviso da tutti quelli che conosco. È altrettanto ovvio che le relazioni sociali sono cellulari e persino il soggetto in questione avrà una cerchia di amici in cui è tenuto in gran conto. Certo che, conoscendolo, è davvero difficile crederlo…

Premessa

Marcoa, con quel suo sorrisetto murino, ha un modo di porsi tipico di ogni stronzo: prima di tutto è un saputello. Secondo, lui sta una spanna sopra tutti gli altri. Abbiamo avuto la sfortuna di avere a che fare con lui in un laboratorio universitario sul cui cluster di macchine il soggetto ha un account. Lo stronzetto all’epoca doveva avere qualche minima esperienza di Linux sufficiente a farlo sentire più o meno all’altezza di RMS. Un giorno scopre che non riesce ad usare il comando locate. Come ogni stronzo che si rispetti, marcoa non chiede con cortesia come mai si verifichi tale circostanza, ma scrive allo staff:

gentilmente qualcuno (detentore della password di root) riesce a trovare un poco di tempo per digitare “updatedb”, poiche’ non funziona locate.

magari un giorno al corso ci potete spiegare perche’ queste operazioni non sono automatizzate.

Simpatico come un dito insabbiato nel culo, neh? Poiché nello staff c’erano alcune persone dotate di parecchio autocontrollo, una di loro ha resistito in qualche modo alla tentazione di mandarlo a fanculo ed ha risposto gentilmente:

man find

locate crea piu’ problemi che altro e se non mi ricordo male e’ disabilitato volontariamente (almeno lo era ai tempi).

Qualcuno di meno accomodante, invece, ha risposto:

non penso che ti spieghero’ mai perche’, e se fossi solo io a decidere del tuo account te lo avrei gia’ tolto (e ho la pwd di root).

> grazie
> ciao

e un grazie che scrivi forse in automatico a fine mail non basta…

Potete immaginare l’ulteriore risposta del marcoa? Come ogni stronzo che rispetti, si sente al centro di una cospirazione ai propri danni; ovviamente non tiene minimamente da conto il proprio tono arrogante, ed usa termini altisonanti per dire minchiate assolutamente tipiche e stereotipate riguardo allo “spirito costruttivo” e cazzate del genere:

Tal atteggiamento oscurantista e’ specchio di uno spirito non costruttivo che purtroppo troppo spesso deturpa l’etere di ***. Sarebbe interessante interpretarne la genesi. […] mi congratulo per l’unzione di root (cosa alquanto ben nota, ma comunque hai fatto benissimo a ribadirlo); per fortuna che una briciola di saviezza alberga almeno nelle menti degli altri amministratori.

Questo è solo un esempio tipico, ma poiché marcoa è uno stronzo duro e puro, eventi simili si sono ripetuti più volte.

Il Fattaccio

Fin qui, tutto bene: cioè male. Ma almeno non aveva ancora rotto i coglioni a me. Come si può facilmente intuire, ciò invece è successo, ma da buono stronzo, non l’ha fatto direttamente bensì subdolamente in stile “maestra, guarda cosa fa il blazar!” Ciò che forse il coglionazzo non sapeva è che gli admin erano amici miei ed io stesso avevo collaborato con loro, per cui non ci è voluto molto perché venissi a sapere della sua “delazione.”

Andiamo per ordine: a fine agosto uno degli amministratori si accorge che lo stronzo del marcoa sta usando il server per farci girare alcune sue simulazioni, impiegandone massicciamente le risorse (oggi ciò non è più tecnicamente possibile) e gli manda una mail facendogli notare che sarebbe meglio non usare quella macchina per quello scopo. Piuttosto prevedibilmente, marcoa, essendo uno stronzo con la coda di paglia, non risponde. Accade però che più di un mese dopo, io stesso mi trovi nella necessità di utilizzare alcune macchine del cluster per un compito computazionalmente intensivo della massima serietà ed importanza: la realizzazione di un japh! “Stranamente,” a questo punto il marcoa risponde alla mail:

non ero al corrente del fatto che xenon2 fosse il server, mi sembrava solo terreno vergine e fertile ove far correre i miei processi. cambiero’ lidi.

che ne dici invece di proporre qualche regola per limitare il running selvaggio di alcuni utenti (tipo blazar che al momento occupa quasi tutte le macchine buone […] con processi che durano spesso settimane). non dico che se tutti fossero sciagurati (anche se noto con gradevole sorpresa che ha scoperto nice da qualche giorno) come lui sarebbe catastrofico, ma ne basterebbero un paio. che ne dite di limitare il numero di macchine occupabili per “lungo tempo” cosi’ che non si debba vagare a cercarne una con processore libero. magari almeno mettere un’ opzione a whoall che informi se la macchina e’ libera da processi pesanti. sicuro di interpretare le esigenze dell’utenza ti saluto. grazie dell’ attenzione.
marcoa

L’enfasi nel testo è stata aggiunta da me, per commentare:

  1. non è affatto vero che usavo le “macchine buone:” il programma era lanciato dal mio .bash_profile con un meccanismo di locking affinché non ne girasse mai più di una istanza per macchina; quindi tendenzialmente le usavo tutte, o più precisamente tutte quelle che capitava;
  2. non è affatto vero che i miei processi duravano settimane: piuttosto, giravano indefinitamente; però nel momento in cui marcoa ha iniziato a frignare, stavano andando solo da un paio di giorni;
  3. i processi erano stati lanciati a nice 18 fin dall’inizio.

Faccio notare inoltre che il mio programma, in realtà, consumava pochissime risorse: motivo per cui gli admin mi avevano concesso di farlo girare senza problemi.

La Reazione

Vediamo qualche commento sparso dei miei amici:

Ad ogni modo, j bond marcoa ha una faccia di merda a ritirare fuori una mail di agosto (alla quale non aveva mai risposto), giusto per prendersela con il blazar!

Oppure:

Ma ancora rompe quest’uomo?

Ed anche:

Non potrebbe capitare un errore sul cluster che gli cancella a caso dei file nella sua home?

Ed io? Beh, ovviamente gli mando una mail in cui gli faccio notare che è un po’ una merdina a chiamarmi in causa presso terzi invece di dirmi le cose in faccia, ed inoltre gli spiego i punti di cui sopra. Da quel grande stronzo che è, il marcoa non avendo argomenti con cui replicare, passa agli insulti personali:

va beh…
se fossi cosi’ gentile da lasciare un paio di cpu di lcm2 per eventuali processi di altri utenti, te ne sarei estremamente grato.
ciao
marcoa

ps = fatti curare

A questo punto cosa può fare un povero cristo? La merdaccia non è stata accomodante, non lo sarò neanche io. Non gli piacciono i processi che girano sulle macchine che lui ritiene suo diritto divino di utilizzare? Forse una cura d’urto potrebbe servire… Allora ho scritto un programmino (su perlmonk non hanno compreso l’umorismo e l’etica superiore dell’azione) molto semplice. Esso ha due modalità: nella prima siede nell’ombra attendendo una condizione, pronto a tendere un agguato. La condizione è che su una macchina sia loggato marcoa e solo lui. Nella seconda modalità, scatta l’agguato: il programma genera 127 copie di sé stesso, che iniziano a far calcoli a caso, rendendo la macchina virtualmente inutilizzabile. Ovviamente controlla che la condizione continui a sussistere, ed in caso contrario, per esempio se si logga una persona “buona,” riporta rapidamente il sistema alla normalità. Inoltre è previsto un meccanismo di emergenza per far cessare tutto più o meno all’istante qualora ci fosse qualche problema.

Ciliegina sulla torta, il nome del programma e dei corrispondenti processi era… marcoa!

Faccio notare che non ho sfruttato la mia amicizia con gli admin per sferrare la mia vendetta, né alcun potere speciale: semplicemente quelli di utente. Ovviamente, però, ho avvertito gli admin stessi, i quali “stranamente” mi hanno lasciato fare. Abbiamo verificato sperimentalmente che il programma non creasse danno a nessuno degli utenti normali, ed abbiamo atteso i primi risultati…

Conseguenze

In realtà le mie aspettative iniziali erano che il marcoa si imbattesse nel mio programma persecutorio e che comprendendone chiaramente il senso, facesse il piangina. Io mi sarei preso l’immensa soddisfazione di prenderlo un po’ per il culo, e poi avrei rimosso il programma. Niente di tutto questo è successo: il coglionazzo non si è mai lamentato e si è tenuto la persecuzione per un mucchio di tempo; probabilmente più di un anno. In tutto questo tempo, è stato uno spasso fare l’esegesi dei log, e vedere come quell’uomo provasse a connettersi agli orari più improponibili, ed a maggior ragione trovando la macchina libera, non riuscisse a far niente. Manco leggere la posta, ed ultimamente usare la shell! Provava a saltare da una macchina all’altra, solo per trovarla ugualmente in panne. Oppure uccideva la connessione e ci riprovava: no fucking way, Mr. marcoa!

Poi, un giorno, molti mesi dopo, A. e R. tornano in laboratorio trattenendo a fatica le risate. Avevano incontrato il marcoa al bar di Fisica e questi si era rivolto ad A. come se fossero amiconi da sempre: singolare come gli stronzi spesso non si rendano affatto conto di stare sui coglioni pressoché a tutti! Gli aveva detto: “senti, A. lo sai che a volte sulle macchine ci sono dei processi del blazar che si chiamano come me, ma tanti eh, tipo cento. Tu sai perché?” A. aveva glissato, facendo finta di cadere dalle nuvole… Il coglionazzo, inter alia, doveva essersi contato le righe a mano: evidentemente un wc -l era troppo per lui…

Alla fine, ho rimosso il marcoa: il programma, non lo stronzo in carne ed ossa - purtroppo… C’era stata qualche miglioria sul cluster, e qualche cambiamento di policy; inoltre un bel gioco dura poco e quello si era già protratto fin troppo. Ma sono sicuro che un mucchio di gente che ha bazzicato il laboratorio in quel periodo ancora ricorda con affetto e nostalgia i log più spisciosi, che diffondevo per posta, e le risate che ci facevamo alle spalle del nostro zimbello preferito!

Jun 18
1:03:38.002 ▶▶ Permalink

Storie di vita vissuta: luke

No, che poi la gente ha letto la storia di marcoa, e quelli che “erano lì” si sono divertiti, è scattato il momento amarcord, e qualcuno ha pensato che sarebbe bella anche una retrospettiva su luke. Purtroppo i miei ricordi su di lui diventano sbiaditi, appartenendo alla mia infanzia *-istica. O forse li ho semplicemente voluti rimuovere. (E se lo conosceste, capireste perché!) In effetti il tipo era il capoccia quando io collaborai con il laboratorio per la prima volta. Questo è un modo di dirlo: un altro è che si era autoeletto capoccia. Un altro ancora, molto più preciso, è che si era autoeletto “uno che si credeva di essere il capoccia.” Segni particolari: babbo! (Per i toscani: no, non aveva un figlio, era un babbodiminkia o semplicemente babbo, come si dice credo in tutto il resto d’Italia.) Certo è che a quei tempi era il referente del vero capo, per cui una minima -come diciamo noi giovani- bisognava starci attenti: il perché di questa circostanza, come sempre in casi di uomini e caporali non l’ho mai capito… per fortuna che anche come caporale era una mezzasega ed è stato successivamente estromesso.

Devo confessare che inizialmente mi aveva fatto una buona impressione: con quella giacchetta da gaggione e l’aspetto più da quarantenne che da studente universitario, ero convinto -come quasi tutti- che fosse un dottorando o un ricercatore. La verità emerse quando qualcuno sentì il suo nome all’appello di Analisi I: perché non lo sentì solo qualcuno ma anche gli amici di qualcuno e gli amici degli amici di qualcuno; ma non tutti insieme, bensì mese dopo mese, anno dopo anno. A posteriori, la fronte morfologicamente australopitecina ancorché rifinita a mo’ di educanda ciellina, nonché il particolare senso di vuoto che si avvertiva semplicemente fissandolo negli occhi, avrebbero potuto destare qualche sospetto.

Io non dimenticherò mai un evento accaduto nei miei giorni da 150orinatore. Avevo imparato che quando il problema era “non mi parte X” la risposta standard da dare agli utonti era: “hai un problema con la quota!” (La procedura successivamente richiedeva di sbuffare ed aiutare l’utonto ad eliminare un po’ di fuffa, oppure di sbuffare una seconda volta e masterizzargliela.) Un bel giorno ero impegnato a risolvere un complesso problema combinatorio involvente tetramini, quando uno di tali soggetti si permise di interrompermi per scassare o’ cazzo con il solito problema. Mi accingevo appunto a dare la risposta standard, ma in quel momento dietro di me c’era anche A. che sentì tutto e con fare da associzione segreta mi fece: “psst, psst, no è che… huh… non dire niente a Luke, perché… huh… non abbiamo detto niente a Luke, ma… niente, abbiamo cambiato filesystem, e questo non supporta la quota…”

Morale: io, che ero l’ultimo degli stronzi, sapevo che i ragazzi avevano cambiato il filesystem delle home degli utenti… da remoto, kriminali! Con ReiserFS, che all’epoca IIRC era ancora sperimentale! Ma soprattutto sapevo che tutti lo sapevano, tranne luke, “l’amministratore!” Non solo, ma ci mise anche secoli a scoprirlo… Fu K a capitolare, raccontandogli il fattaccio. Ma K ci tiene a precisare che capitolò solo quando vide luke che si accingeva a fare fsck.ext2 su Reiser. L’aspetto positivo è che da allora in poi scoprimmo la sorgente di tutti i mali del laboratorio, se non del mondo. Del tipo: “mi scappa la pipì: è colpa di Reiser. Abbiamo perso i mondiali di calcio: è colpa di Reiser. Oh, sai il nazismo? È colpa di Reiser.”

In effetti qualche anno più tardi Hans fu accusato di uxoricidio: luke profetico? Non lo sapremo mai, e dovremo accontentarci di ricordarlo per la sua incommensurabile babbitudo.

19:40:51.778 ▶▶ Permalink

Storie di vita vissuta in pillole

Ma voi, qualche babbo di quelli che credono (i) di saperne veramente tanto, di informatica, (ii) di essere migliori di voi in virtù di ciò, non li avete mai provati a mettere in difficoltà di fronte a qualcosa del genere?

aleph:~ [19:34:46]$ quota
Disk quotas for user blazar (uid 658):
Filesystem blocks quota limit grace files quota limit grace
192.168.0.3:/home
681576 819200 1331200 9783 0 0
aleph:~ [19:34:55]$ ls -lh foo.txt
-rw-r--r-- 1 blazar users 1.1T Jun 18 19:34 foo.txt

Vi assicuro che è divertentissimo vederli mentre si scervellano. Se sanno cosa sta succedendo, al 99% non sono babbi. Caratteristica tipica del babbo è l’ignoranza, che lo porta a sovrastimare qualsiasi conoscenzucola possa avere.

Jun 24
23:57:00.956 ▶▶ Permalink

Storie di vita vissuta: basta un poco di zucchero

A differenza degli altri racconti di vita vissuta, questo non riguarda vicende di nerdismo computeristico, ma un semplice piccolo aneddoto da leisure time che spesso mi piace narrare: e allora -mi dico- perché non sul blog?

Bene, avete presente Mary Poppins e il famoso balletto “basta un poco di zucchero e la pillola va giù?” Ecco: non c’entra una ciunfa di minchia, ma se avrete la pazienza di leggere fino in fondo vedrete che la pillola alla fine va giù lo stesso!

Eravi dunque in Milano, cari bambini, un posto -denominato Dep. Bulk- che era centro di aggregazione giovanile, fucina di idee, sede di iniziative culturali e se non d’altro, di concerti che sfuggivano alla solite leggi di mercato, o di “serate danzanti” davvero incentrate sul culto della musica, percepita in maniera autentica e primitiva nella più positiva accezione del termine possibile: ciò che non può essere semplicemente bollato come “musica (buona) a costi contenuti” come se fosse poco, perché non è affatto poco in una città che è ancora troppo la famigerata Milano da bere degli anni ‘80. (Alla faccia dei baluba avvolti quasi come se fossero divise nelle loro camicette bianche stirate -o equivalenti abitini di botique, per quel che riguarda le donne- che affollano i locali “fighi,” così falsi, coi loro sorrisetti stereotipati, la soddisfazione di superare la selezione all’ingresso che li fa sentire superiori sulla base di niente che non sia… grana! La classica gente che ti fa discorsi tipo che la qualità la paghi, ed infatti paga, ma per ambienti, compagnie e musiche insulsi quanto lo sanno essere solo gli spot televisivi…)

La nostra storia si svolge al Bulk, una sera che c’era una di quelle serate danzanti… beh, un rave, sarebbe meglio dire… ma tanto il concetto è lo stesso: bella gente, musica e tanto sano divertimento! Che storia era? Bella storia, ovviamente: che, te lo venivo a dire se no? Tanto bella che ad una certa gli amici se n’erano andati da un pezzo, ma anche di fronte alla prospettiva di dover rientrare a piedi avevo deciso di rimanere: ebbene sì, facevo di ‘ste cose, all’epoca. E mi dice il tuttocittà che sono un paio di paii di chilometri, micacazzi! Che ci volete fare: la musica mi pigliava bene, e la serata procedeva alla grande. Anche il baretto aveva chiuso, ma avrei preso volentieri ancora qualcosa: perciò scosto le tendine per un ultimo improbabile tentativo di vedere se c’è qualcuno, possibilmente un mescitore di alcolici. Molto improbabile! Infatti non c’era qualcuno, ma qualcosa sì: nella fattispecie, una bottiglia di gin. A questo punto, ditemi voi un povero stronzo cosa può fare se non riempirsi un generoso due terzi di bicchiere di plastica da birra media?!? Esatto: si riempie un generoso due terzi di bicchiere di plastica da birra media. Solo che se poi un povero stronzo c’ha un minimo di testa sulle spalle residua e sa che deve affrontare un paio di paii di chilometri a piedi, cosa può fare?

Un povero stronzo generico, non so: ma il povero stronzo specifico che sono io, anche se si è sentito ripetere ad nauseam che “bisogna scalare verso l’alto” è convinto che per come sta (già!) messo, se si beve tutto quel gin esso finirà pure da qualche parte, e più precisamente nel circolo sanguigno, e il paio di paii di chilometri diventano sempre più probabili come percorso a nuoto piuttosto che a piedi. Perciò esce, tornando in mezzo alla massa danzante, ed avendo avvistato un tipo dotato di lattina di birra propone con inequivocabili gesti a prova di unz unz sconquassante, uno scambio: la lattina per il bicchiere di gin. Come scambio mi pare onesto: infatti lo sarebbe stato se il tipo… non avesse equivocato, versandogli -peraltro generosamente- abbastanza birra nel bicchiere da riempirlo completamente.

Ultima fase: lo zio bleiz osserva meditabondo l’agghiacciante cocktail gin & birradadiscount che pur non volontariamente ha contribuito a creare riflettendo su che sapore di merda deve avere, ma senza per questo riuscire ad astenersi dall’ingurgitarne un sorso ogni tanto… quando, quale novello deus ex machina gli si presenta davanti un tipo coi dreddoni che gliene chiede un sorso. Faccio: “se vuoi, fa pure, ma fa veramente schifo!” Risposta: “tanto mi serve solo per mandar giù ‘ste paste!” Needless to say, mi sono commosso, ed il tipo ha avuto tutto quanto il bicchiere…

Jul 17
10:59:00.415 ▶▶ Permalink

Pappa, bbuona! [Era: "Dei delitti e delle pene"]

quartodisecolo:

Sono a dieta sul serio. La prima (e ultima) volta è stata tre anni fa.

Mia madre* lascia esche di erbazzone in giro per casa per testare la mia forza di volontà. Fra un po’ sarò in grado di piegare cucchiaini con lo sguardo.

* per aumentare ulteriormente il coefficiente di difficoltà: è cuoca.

L’erbazzone!! Chebbuono, chebbuono, chebbuono! No, no, no, male non faa! (cit.) Sempre di erba si parla ;P Oh, but I digress…

Vita vissuta: una ex emiliana, mica cazzi! Non ricordo mai se in provincia di Reggio ma più vicina a Parma o in provincia di Parma, ma più vicina a Reggio. Ma mi sa la seconda che ho detto: basta chiedere a gùgol maps. Morale: si potrà dir di tutto di quella relazione, ma… ti rendi conto che ho dovuto attendere la beata età di quasi un quarto di secolo perché lei mi facesse scoprire questa orgasmica leccornia? Perché, perché devo essere sempre l’ultimo a sapere le cose? Non solo: nel frigo, sempre un tocco di Parmigiano così! (Che tempo un mese evaporava nel “nulla”) per non parlare di certi lavori di prosciutto e salame… di San Polo, vero?!? Grazie, ***: in questo senso una che la sapesse lunga come te non l’ho incontrata mai! ;) E per dare una chiosa un minimo (non troppo ché sai che non sono in grado e poi sei proprio tu che mi inviti alla risata terapeutica!) seria: anche tutto il resto era niente male, sai?

12:32:21.480 ▶▶ Permalink
Judo e gatti: non sai quanti compagni di randori, insospettabili, dopo anni di conoscenza mi hanno confessato da un lato un amore incondizionato per tutto ciò che è quantomeno vicino alla parola gatto e dall’altro di aver osservato spesso i gattini che giocavano e aver riscontrato tanta vicinanza al ne waza. Ho sorpreso durissimi energumeni di oltre 90 kg con le mani simili a badili da minatori, gente che che se non la conosci fa veramente paura, sdraiati a terra che subivano di tutto da micetti batuffolosi profodendosi in teneri mugolii. “Ma non lo vedi com’è bello? Piccolinoooo mucci mucci mmmmmmmm…” Questa una delle tante frasi degli animali in gi una volta calata la maschera.
HariSeldon (minimamente modificato) via vibrisse
Jul 20
17:07:00.671 ▶▶ Permalink

GraziEee!

To: ema, ktf, Cesco, Gio, Alex, Doctornet, Cyberpax, davideg, lampo, jacopogh, Prof. ***, Gian, Dani, Viry, valz, menozero, agalli, Carmen, Rago, Buddino


Ragazzi/e,

siete… degli scemi: epiteto che vi rivolgo nell’accezione più affettuosa di cui sono capace - giacché, più che altro, mi avete fatto commuovere. Non me lo aspettavo, non me lo aspettavo veramente: tanto che quasi quasi me scende ‘na lacrimuccia…

Visto che non con tutti voi mi sento proprio regolarmente, colgo l’occasione per un breve ragguaglio: di questi ultimi tempi a causa delle peggiorate condizioni di salute la mia mobilità è ridotta, e con essa anche il tempo che riesco a stare al pc a leggere e a scrivere, attività che a sua volta è una delle poche consolazioni che mi rimane e mi aiuta a sentirmi… vivo. In mancanza delle birrate al Lambrate (Per definizione, sono il primo a sostenere di occuparmi di “cazzate” ma anche quello è un modo per tenere acceso il cervello, fidatevi!)

Ultimamente sono riuscito a barcamenarmi discretamente dividendo il lavoro: alla scrivania finché posso, per scrivere, e a letto con un Eee gentilmente prestatomi da un amico, per leggere cose che accuratamente di volta in volta mi segno. (Pregasi astenersi dal suggerire tecniche per scrivere da sdraiato: ho già provato in molti modi e non “è cosa” se non per note brevissime.) Ecco, e quest’oggettino che già mi aveva intrippato fin dalla prima volta che ne avevo sentito parlare mi stava prendendo così tanto che già meditavo di comprarmene uno, quando… arrivate voi e me lo regalate! Mi ripeto ancora una volta, poi smetto: non dovevate, davvero non dovevate; sono commosso!!

[Nota: le persone serie possono saltarsi bellamente il prossimo paragrafo!]

Sviluppi futuri: penso che presto il simpatico Xandros di default lascera’ il posto ad una eeeXubuntu. Per quanto la cosa abbia del ridicolo, ciò sarà più difficile di quanto ci si potrebbe aspettare a causa di… 200Mb liberi (su 100Gb, e non scherzo!) sul portatile. (Sì, anche la chiavetta usb che avete visto sul comodino l’altro giorno è piena, ci avevo giusto messo un paio di mesi fa un po’ di roba che mi serviva più o meno urgentemente ed “ovviamente” non stava sull’hd. Il fisso, non lo considero neanche!) Perciò quelli fra di voi che hanno a cuore la mia proverbiale pigrizia (qui tu, valz, mi puoi capire!) sappiano che mi stanno costringendo ad un passo drammatico e difficile: fare un po’ di pulizia! E tutta adesso, eh!

PS: Gent.mo Prof. ***, mi perdoni se mi rivolgo a lei con la stessa nonchalance con cui lo faccio con questi altri scapestrati. Lungi dall’essere per poco rispetto, mi viene naturale semmai in virtù di affetto e stima: so che a dispetto della mia biblica permanenza in università sono stato in qualche modo effimero fra i collaboratori dell’LCM; ma è stata comunque un’esperienza determinante nella mia formazione sia dal punto di vista tecnico/professionale che da quello umano - come testimoniano tutti gli amici cui mi sto giustappunto rivolgendo! Ed in questo La vedo esattamente come uno di noi, memore inter alia delle tante ottime et conviviali birrate fatte insieme: per adesso me ne astengo giocoforza, fiducioso di potermi di nuovo unire a voi quanto prima!

Aug 24
23:45:59.948 ▶▶ Permalink

Sul Sesso (Non Protetto)

Nota: questo post è la rielaborazione di un mio scritto originariamente composto come risposta in un blog altrui. È disponibile anche una copia privata dell’originale, ma davvero: è solo per riferimento e non v’è scritto nulla che non sia riportato anche qui, quindi non è il caso di andarlo a leggere…


Le malattie sessualmente trasmissibili, purtroppo, sono sempre più diffuse. Tanto che c’è chi pensa e sostiene che avere rapporti non protetti sia sconveniente, illogico ed incompensibile sempre e comunque. Finché lo pensano, cazzi loro. Ma quando lo sostengono… Beh, non tutti la pensiamo allo stesso modo: io ad esempio ritengo che sia scoveniente solo ed unicamente per il rischio di contrarre MST in conseguenza di rapporti occasionali.

Beninteso, so perfettamente che, ad esempio, “oltre il 78% delle donne contrae il virus dell’Hiv per via eterosessuale dal proprio compagno, il quale nel 66,8% dei casi lo contrae da rapporti occasionali.” (Quindi pur sempre a causa, ancorché indiretta, di rapporti occasionali!) Né mi illudo o tanto meno voglio convincere altri che la vita di coppia all’interno di una relazione stabile sia una garanzia di sicurezza assoluta e so che se da un lato i rapporti lunghi sono basati sulla fiducia, spesso ci si fida della persona sbagliata…

Il fatto è che praticamente tutto è a rischio nel mondo in cui viviamo e se vogliamo proprio fare del qualunquismo, “fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.” Fumare fa male, bere alcolici fa male… Quasi tutte le cose più belle della vita sono potenzialmente pericolose per la salute. Se volessimo essere sicuri al 100% dovremmo condurre esistenze di uno squallore assoluto. Il tutto sta nel rischio che uno è disposto ad accettare.

Per quel che riguarda la mia esperienza personale, fino ad una certa età ho avuto solo rapporti protetti occasionali o meno, ma sempre all’interno di “relazioni” talmente brevi e superificiali che neanche le considero tali.

Quando quella che fu la mia prima ragazza, nel senso di una “relazione” poi diventata sufficientemente importante da considerarla tale, mi chiese di non usare il preservativo, ero molto perplesso: per me era un’abitudine e quasi consustanziato all’atto sessuale stesso. Mi disse che prendeva la pillola e che “preferiva così” - scoprii solo molto tempo dopo che con il preservativo non riusciva proprio ad avere orgasmi: ogni donna è un universo a parte; più le conosco, meno le capisco, rendendomi conto di come siano molto meno banali di noi uomini… Anche per me si aprì un mondo nuovo, e va bene tutto ma non mi si può venire a dire che “è la stessa cosa!” In quell’altro modo c’è stimolazione meccanica, onanismo a due, ma… rimane tutto molto limitato.

Beninteso, non è che da allora non abbia più usato il preservativo: anzi, ci sono state molte altre occasioni. Quello che ho affermato si può riferire tanto a quella particolare ragazza come alle altre con cui fa parte delle uniche tre che siano per me state “importanti” cioè a cui abbia detto “ti amo” - e pure a poche altre che di volta in volta mi hanno datto opportune garanzie in tal senso. Poi, il discorso sulla fiducia può anche essere valido e… insomma… magari una ti dice che sei l’uomo della tua vita e che è praticamente vergine e invece di professione fa gangbang massive! Niente è impossibile, strettamente parlando: ma qual è il confine fra il ragionevole dubbio e la paranoia? Questo lo specifico perché mò non vorrei che saltasse fuori qualche genialoide che mi viene a dire che “il blazar dice ai ggiovani di trombare sempre senza goldone, che è molto meglio…” (Comunque, detto per inciso, a differenza degli arrogantissimi blogger con la loro tendenza a sopravvalutarsi, dubito fortemente che chicchessia possa lasciarsi influenzare nella  propria condotta sessuale per qualcosa che io possa scrivere nel mio cazzo di blog…)

Vorrei precisare che non è una questione solo di preservativo o non preservativo. Credo che non vi sia una singolo centimetro quadro del corpo muliebre, un suo singolo anfratto, che non abbia esplorato in tutti i modi che ho potuto e con tutti i sensi: (vabbe’, magari l’udito non è quello più coinvolto!) allo stesso modo in cui, se fossi un pittore, sarei in grado di ricostruire il volto di certe donne, conoscendolo praticamente millimetro per millimetro, conosco il loro corpo con lo stesso grado di precisione anche con l’olfatto, le sensazioni tattili, il gusto… Ovviamente questo non riguarda tutte le donne con cui ho avuto rapporti sessuali di qualche tipo, ma… quelle di cui sopra, con gradi diversi di approfondimento. Ovviamente il protrarsi di una relazione rende la conoscenza reciproca sempre più intensa.  Anche se poi l’anelito ci sarebbe sempre, con gradi diversi di intensità, ma vabbe’ stiamo qui giusto parlando del fatto che non sempre si può… Morale: ho rischiato? Probabilmente sì: quanto meno, qualche infezione intestinale. Ma ne è valsa la pena? Beh, secondo me sì. Quelle donne sono rimaste dentro di me ed io dentro di loro. Io, parti pur infinitesimali del mio corpo, non qualche molecola di gomma! Anche se ora le nostre strade hanno preso magari direzioni separate. Non mi metto nemmeno a parlare della distinzione fra “scopare” e “fare l’amore” - spesso stereotipata ed usata a sproposito: anche solo parlando di Sesso, ma con la “S” maiuscola, quel sesso di due corpi che relizzano nella giunzione carnale l’unione di due menti e due anime, questo si può dire completo quando c’è un abbandono reciproco come quello che ho descritto sopra. Il fare sesso senza preservativo ne fa parte, come l’unire in vario modo essenze, fluidi corporei, sudore, lacrime, odori, sapori, pieni e vuoti. Altrimenti è ginnastica! Bella, divertente, tonificante, doverosa, piacevole, ma pur sempre solo ginnastica. È possibile ottenere lo stesso col preservativo? Forse sì, non lo escludo. Come è anche certamente possibile far “ginnastica” senza. Però lo trovo sicuramente più difficile, e può valere al più per pochi. Non certo per me, e direi per la maggior parte delle donne con cui ho avuto un’unione profonda.

Ribadisco che non è mia intenzione asserire che sia uno scandalo se il partner ti dice “usiamo il preservativo.” Né che necessariamente all’interno di una coppia regolare si debbano avere solo rapporti non protetti? Quello che affermo è che è in tale contesto che ciò è più indicato ed ha un senso, eccome se ce l’ha!

Mi sono fidato. Le donne che ho avuto non mi hanno dato modo di pentirmi della fiducia concessa. Non in “quel” senso. Sono stato fortunato? Probabilmente sì. Per il resto, ho condotto un’esistenza ipersalutista, ero ultrasportivo, non ho mai fumato una sigaretta in tutta quanta la mia vita. Alimentazione controllata e tutto il resto… e la vita me l’ha messo nel culo! (Nonostante certe mie paranoie sul politically correct, questa volta lo dico in una accezione assolutamente negativa!)

Morale: penso che sia abbastanza ridicolo abbandonarsi alle certezze assolute: la sfiga è sempre dietro l’angolo pronta a colpire e detto per inciso, può darsi anche che se ne fotta se trombi sempre col preservativo!

Per concludere, a chi sostiene che a causa delle MST avere rapporti senza preservativo è assolutamente illogico e incomprensibile, a meno che non ci siano volontà riproduttive, rispondo che per quel che mi riguarda, sono contento delle mie esperienze: parlando delle donne cui ho accennato sopra, ho vissuto. Di più: le ho vissute. Di più ancora, ci siamo vissuti ed abbiamo realizzato tramite l’unione fisica legami che ancora a distanza di tanti anni hanno un senso. Se questo è logico e comprensibile, lo è anche fare sesso senza preservativo.

Aug 28
22:35:30.899 ▶▶ Permalink

Un VERO regalo!

Mi narra l’amico HariSeldon un aneddoto riguardante quello che anche io ritengo essere nella maniera più assoluta un vero regalo, e che pertanto mi sembra cosa buona e giusta riportare qui! Grazie ancora, Hari, per averlo condiviso! È un argomento a cui tengo molto…


Anni fa un carissimo amico, Pierone, una sera ci annunciò le imminenti nozze con l’amore della sua vita, Tiziana. Dopo gli abbracci di rito lo congediammo e, riuniti in assemblea, ci confrontammo sul regalo da fare. Le opzioni coprivano uno spettro di possibilità che andava dal set di posate da dolce al aspirapolvere con filtro per liquidi. Ma nonostante la lista di nozze fosse concepita per colpire favorevolmente l’eccitabilità di qualsiasi maschio italico eterosessuale (quale uomo non farebbe follie per un set di porcellana cinese da tè, quale?!?) non ero soddisfatto come il resto della truppa ma ormai la maggioranza aveva deciso per un tavolino-scacchiera con pedine di metallo inciso. Fatte le spallucce non posi veti e procedemmo con l’acquisto.

Pochi giorni dopo con l’amico Marco si ebbe il seguente scambio di vedute:

  • io: certo però che fa strano regalare al primo amico di sempre che si sposa solo un tavolino. Bello, gli scacchi, gli piacciono etc. etc. Ma cazzo: Pierone si sposa e noi ci presentiamo col tavolino, manco fosse un cugino di II grado di cui non ci frega nulla;
  • lui: certo che per Pierone ci potevamo sforzare un po’ di più, siamo cresciuti insieme, anzi praticamente ci ha cresciuti lui visto che ci ha fatto sempre da fratello maggiore oltre che da amico;
  • io: bisogna che ci inventiamo qualcosa, noi siamo quelli che lo conoscono meglio;
  • lui: sappiamo tutto di lui, da sempre, le cose che ha vissuto le ha vissute con noi, eh eh eh!
  • io: già, se volessimo potremmo scrivere la sua biografia!

E dopo un lunghissimo minuto passato immobili a fissarci negli occhi,

  • lui: già, la biografia… scritta e…
  • io: …e disegnata…
  • entrambi: a fumetti!!!

E nel giro di 29 giorni, una settimana prima del matrimonio la biografia a fumetti non autorizzata di Pierone venne alla luce. Ci divertimmo come matti. Disegni miei, testi miei e di Marco; il momento più bello fu quando consegnammo il tavolino-scacchiera, Pierone ci ringraziò tanto come vuole l’etichetta. Poco dopo gli mettemmo in mano un pacchetto che aprì dubbioso dopo averlo rigirato un po’. “Che, m’avete preso pure un libro? Ma non dovevate.” Strappata la carta si ritrovò in mano un volume fresco di legatoria, letto il frontespizio cominciò a sorridere, aperto a casaccio nel mezzo vide li suo profilo inconfondibile fedelmente riprodotto protagonista di una striscia riguardante una prodezza di scuola. Il sorriso diventò presto una grassa risata che risaliva imperiosa su dai polmoni. Ma la cosa più bella fu vedere un omone grande, grosso e peloso passare improvvisamente dallo scatenato ridere di cuore al piangere come un vitello per quello che lui definì “Il più bel regalo che potessimo mai fargli!”

Anche quel tordone di Marco si fece un pianterello liberatorio.

Sep 10
12:31:38.480 ▶▶ Permalink
Una pacchia fare la giornalista, assicuro. […] È un mestiere di merda il mio e, per giunta, ha il difetto di essere pubblico: sei sottoposto al giudizio di chicchessia, che, pure se al massimo riesce a decifrare le istruzioni per mangiare il popcorn, è convinto, comunque, che potrebbe fare meglio di te. […] Un po’ per questo un po’ perché di fare “l’esperta in cazzate” ne avrei anche abbastanza, mi sono candidata al posto di segretaria al Centro Culturale Italiano qui a Parigi. Contratto a tempo determinato, ça va sans dire, ma insomma manco male: due anni. […] Mi sentivo perfetta: chi meglio di me come segretaria del Centro Culturale Italiano? Chiunque. Manco m’hanno cagata. No, dico, una rispostina standard via mail tipo “la ringraziamo per la sua candidatura ma…” oppure “il cv va anche bene, il problema è che lei ha una faccia di merda.” Niente. Non si usa.
virginie? (minimamente adattato)
Sep 11
0:54:52.996 ▶▶ Permalink

Storie di Vita Rimembrata: la Stecca

Che se la vita è rimembrata, il momento è amarcord. Ma se è rimembrata è anche vissuta. O lo era stata in precendenza, ed io è da mesi che voglio scriverne. Solo che siccome mi riduco sempre all’ultimo, forse non vi dedicherò che poche righe, e forse sarà meglio…

Non ricordo che giorno fosse di preciso, anche se scartabellando un po’ fra sms, log di IM e mail probabilmente potrei trovarlo: credo la prima settimana di aprile. Iniziavo appena a zoppicare: quella sera stessa mi capitò di utilizzare istintivamente l’ombrello come bastone - e di romperlo malamente, ché mica era quello l’uso per cui era stato costruito, neh! Ma tutto ciò avvenne parecchio sul tardi, mentre la nostra storia, cari bimbi, inizia molto prima!

Ci eravamo dati appuntamento con la Ros, i “genitori” e altri per un “ape” all’Isola, il quartiere di Milano dove rimane ancora un po’ di vivibilità e di spazio per intelligenze creative non imbrigliate negli schemi della “città da bere” ed iniziative culturali a misura di persona… E il tutto a cinque minuti dal bausciame di C.so Como!

Praticamente la scusa era l’inaugurazione di un nuovo negozietto “nel cortile del Frida e poi a dire il vero è saltato fuori che il negozietto stesso è del Frida (per come l’ho capita io…) e l’ape l’abbiamo fatto nel cortile, fra il rinfresco per l’inaugurazione e le robe servite normalmente nel locale; per cui meno male per il primo poiché è d’uopo precisare che lì l’aperitivo fa piuttosto schifo, per quelli che sono gli standard meneghini e non solo!

In realtà con quel posto c’ho un rapporto ambivalente: alcune cose mi piacciono, altre meno; l’assenzio (legale, eh!) che servono, ad esempio, mi garba parecchio! Per essere onesto, la verità è che andavo sempre dicendo che il Frida mi sta sulle palle. Eppure i venerdì sera spesso finivamo lì. E non è che mi lamentassi… Come può essere?!? Ah, che fosse per via dell’assenzio? Morale: facciamola breve… ci ho fatto persino la festa di laurea! Non male, per un posto che ti sta sulle palle!! Il fatto è, semplicemente, che era un po’ l’unico locale (che io conoscessi e tutto sommato apprezzassi) che potesse accordarsi ai discordanti gusti dell’eterogeneo gruppo di persone che volevo festeggiasse con me!

Ma insomma, è del Frida che voglio parlare? No, non proprio, ma ormai l’indicatore sul quadrante dell’amarcord è a fondo scala! È chiaro che sto parlando di luoghi a me cari: precisamente ricordo tanti venerdì o sabati sara trascorsi da quelle parti, anzi, quasi in pellegrinaggio fra la Stecca, il Frida, e la Pergola. Beninteso: ciascuno coi suoi tempi, le sue… “atmosfere” e le sue caratteristiche!

Caratteristica precipua della  Stecca, attualmente, è di non esserci più! Me l’hanno buttato giù, bastardi!! Chi?!? Mah, decisamente gli stilisti, almeno inizialmente.

La Stecca, abbreviazione di Stecca degli Artigiani, era una centenaria fabbrica residuo del passato industriale di Milano, posta fra i due giardini di Via Confalonieri, proprio al centro dell’Isola. Abbandonata fino agli anni ’80, fu poi occupata da un gruppo di artisti, tra cui Stefano Arienti, per mostre temporanee. L’area divenne sede di riqualificazione spontanea, coi giardini e gli spazi interni all’edificio riconquistati dalle macerie e dallo stato di abbandono, grazie agli sforzi congiunti di comitati di quartiere ed associazioni varie. Vi si insediarono artigiani, artisti e associazioni culturali che avviarono il recupero degli spazi abbandonati attraverso forme creative di attivazione e coinvolgimento del quartiere, finché non divenne sede di diversi progetti di ogni genere. Per chi, come me, l’ha conosciuta soprattutto dal punto di vista del tempo libero, era uno spazio autenticamente multietnico, caratterizzato da più di un baretto autogestito, dove ci si poteva bere una birra o un cocktail al prezzo a cui una birra o un cocktail dovrebbero costare, ed intanto godersi magari una mostra d’arte. Per non parlare delle iniziative culturali di ogni genere che vi si svolgevano, come certe rassegne di musica sperimentale che ricordo ancor oggi, e che erano quanto mai appropriate al posto.

Gli stilisti, dicevo: ora, questo posto è stato demolito, con la scusa del degrado, per far spazio ad un mostro di idiozia & denaro chiamato “Città della moda.” In realtà ho saputo che quest’ultimo progetto è saltato, ma fatto sta che di quel luogo, di quell’angolo di vivibilità non rimangono che rovine e macerie: sacrificato alle esigenze della speculazione edilizia ed immobiliare, che vi vedrà sorgere -sotto l’ipocrita etichetta di “riqualificazione”- dei nuovi palazzoni, ad uso e consumo di ricconi pronti a vendere ed affittare appartamenti e uffici…

Così, la sera dell’ape, sceso alla fermata di Gioia della metropolitana, mentre per raggiungere gli altri percorrevo il marciapiede a me familiare, per esservi passato tante volte, di via Confalonieri, man mano che mi avvicinavo a quella che sapevo essere stata la Stecca, a quella che già da tempo sapevo non essere più la Stecca, sempre più l’astratto “sapere” lasciava il posto ad un dolorosamente concreto “constatare” cui qualsiasi consapevolezza del mondo non può prepararti: di fronte al vuoto ed alla bruttura delle quattro macerie che hanno lasciato, senti quasi che tutti i pezzi della tua vita che qui sopra ricordavo con nostalgia, quelli trascorsi fra di esse quando ancora macerie non erano bensì muri, e spazi, e luoghi permeati di vita e persone, sono similmente ridotti in frantumi e buttati lì a sfregio.

Sì: è senza la minima retorica che affermo di aver provato un groppo alla gola, che si rinnova tutt’ora -che dovrei anche avere problemi ben più gravi- e che a quanto pare è stato condiviso da tutti quelli che l’avevano vissuto, quel posto, al solo passare accanto alle rovine.

Ed ora, poiché non ci si può rattristire per sempre, forse dovrei dire dell’ape, degli amici, della loro bimba, del negozietto e delle cose esposte, delle chiacchiere, dell’ombrello dapprima dimenticato e poi recuperato, del prosieguo della serata, di come fossi effettivamente dietro la stazione di Lambrate, quando poi l’ombrello si ruppe, di come infine tanto per cambiare raggiunsi il Sud, con l’ombrello rotto e tutto! Forse dovrei, ma avevo iniziato affermando che forse non mi sarei dilungato, ed invece mi sa che ci sono riuscito anche questa volta, per cui forse è meglio finirla qua, forse!

Sep 16
20:40:00.819 ▶▶ Permalink

Uso blogghistico del blog, any?

Digheno che un blog è un diario! Digheno anche che un tumblelog non è un blog, che ci raccogli solo brevi note trovate in giro, ma io dico che il mio tumblelog è anche un blog, perché mi piace la piattaforma e tutto il resto; perché mi va bene così: punto! E allora qualcuno ha notato che la mia naturale regolarità si è un po’ arenata negli ultimi giorni… che sono stato un po’ meno prolifico di quanto non fossi abituato… Detto per inciso, qualcuno mi ringrazierebbe anche!

Beh, tutto vero, quindi spiego diaristicamente perché, e l’unica cosa che mi piglia un po’ male è che mi pare sia una cosa da blogger, spiegare perché si scrive meno (o niente!) sul proprio blog! Che dio me ne scampi!!

Il fatto, manco a dirlo, è che il tempo mi manca sempre! La circostanza sorprendente è che apparentemente non ho un cazzo da fare: ed è anche vero. Ma non riesco mai a trovare il tempo di farlo. (O forse, tecnicamente, dovrei scrivere di “non farlo?” Mah…) Tiempo cerca o’ tiempo e tiempo nun ce ne sta! (Cit.)

Per quanto possa essere sorprendente per chi conosce esattamente le mie condizioni di salute e le ripercussioni che hanno sulla mia vita privata, non solo non mi annoio, ma arrivo ad ogni sera un po’ incazzato per tutte le robe che avrei voluto fare e che ogni mattina ho la certezza che riuscirò a concludere (immaginandomi peraltro, come un imbecille, di sbrigare ciascuna in cinque minuti, eh!) e che invariabilmente, giorno dopo giorno, devo rimandare al “giorno dopo.” E non parlo solo di quelle che continuo a procrastinare, bensì di quelle che a tutti gli effetti vorrei fare subito e velocemente!

Mi alzo ogni mattina e mi dico: “leggo e rispondo alle mail, poi passo su PerlMonks, leggo gli articoli nuovi sul Reader, e nel frattempo tumblo tutto ciò che trovo di interessante, magari passando anche per la dashboard…” Mi pare addirittura di poter far tutto in mattinata. See, illuso! Una parte del problema è che checché ne dica il test, io sto troppo attento ai dettagli anche laddove potrei fregarmene ampiamente: terminata una mail, la rileggo. Quando scrivo qualcosa, ricontrollo due o tre volte cercando di eliminare tutti gli errori ortografici…

Stamattina ho solo risposto a mail, anche perché continua a verificarsi il fenomeno misterioso alla Cacioppo per cui da più di due mesi ne ho circa venti arretrate, e continuo a rispondere, ma sempre (circa) venti rimangono! Allora ho solo risposto alle mail, e mi sono autoimposto di non rileggere: mi pare già un buon inizio. A qualcuno cadrà il mito dello zio bleiz “che non fa mai errori” ma penso che posso sopravvivere! Anche perché tanto ne faccio comunque…

Morale: a parte i dettagli, bisogna operare qualche scelta. Stamattina sono state le mail. Nei giorni passati ho trascorso un po’ più tempo su PerlMonks che non negli ultimi tempi. Anche perché andare su un forum tecnico tanto per dire ai niubbi, ripetendosi sempre: “non usare la forma a due argomenti di open(), controlla il valore restituito, etc. etc.” non è granché gratificante. Sto ricominciando a scrivere del codice non del tutto banale… Il problema, ancora, è che ci vuole tempo: e qui io ai dettagli ci tengo proprio. Per esempio, la storia che “non tutti sanno” è che in quel codice c’era un bug, di cui mi sono accorto solo un attimo prima di postare. E sono stato il primo a dire che era uno script che lasciavo “in dono per loro” perché mi era rimasto fra le balle pur senza essere senza pretese. Ma buggato, no! E allora mi ci metto a lavorarci sopra… solo che… correggi di qui, correggi di là… Lo faccio così o lo faccio cosà? Oh, se taglio di qui e metto di là viene molto più elegante… etc. etc. Come niente ti parte più di un’ora. Poi putacaso ti chiamano per la cena. Poi, putacaso, ti viene un abbiocco micidiale. E così passano le giornate…

In tutto questo scenario, non mancano le visite: l’altra sera, in particolare, già ne avevo alcune preventivate - poi, in pratica, si è presentata tutta la cricca. Beh, non proprio tutta, ché quella non ci sarebbe stata. Ma certo i migliori: Davide & la Bratz, Aui, Bruce, Titti e infine il Bubu, che non vedevo da un fottio™ (se è termine tecnico è termine tecnico, non ci posso fare nulla!) di tempo. Sì, ragazzi: vi sto leccando; lo so che vi piace! ;) A sorpresa, mi hanno proposto se mi andava di prendere delle pizze dal cinese qui sotto e cenare insieme, che il cinese qui sotto le fa mica male, eh. Proposta accettata ed oltremodo gradita: ci ha rimesso il blog, ne ha guadagnato lo stomaco… Per non parlare del pomeriggio e della serata un po’ diverse dal solito! Ci ha rimesso il blog: come dire… ‘azzi sua!! Meglio gli amici, ovviamente!

Ah, e poi ultimamente ed in particolare dopo mesi e mesi in cui mi sono messo a procurarmi una gran messe di film per vedermeli (che altro?) senza peraltro farlo e passando per lo più le serate davanti al pc, ho finalmente ripreso a… farlo! (Che altro?) Gli ultimi tre giorni mi son visto:

Stasera?!? Chi può dirlo, chi può dirlo?